Letture sempre attuali.

Navigando per la rete oggi ho trovato questo post in un blog che lurko ogni tanto. Ebbene si’, anche io lurko, mica solo voi ūüôā

Il post cita un documento, in inglese, reperibile cliccando qui.

Si intitola: “How Software Companies Die”, cioe’: “Come muoiono le software house”, ovvero le aziende che producono software.

E’ una lettura interessante, se non altro perche’ e’ stata scritta nel 1995, ed e’ ancora tremendamente attuale, ritrovo alcune esperienze personali in certi passaggi del testo.

Mi e’ piaciuto cosi’ tanto che lo tradurro’ per i non anglofoni. Se ci sono sviste, errori, etc, segnalatemele nei commenti! Grazie e buona lettura!

Come muoiono le software house

Orson Scott Card

Windows Sources, Marzo 1995, p. 208

L’ambiente che si prende cura dei programmatori creativi uccide il management – e viceversa. Programmare e’ il Grande Gioco. Ti consuma, anima e corpo. Quando cadi nel programmare, niente altro ha importanza. Quando esci dal tunnel, potresti scoprire di essere 100 libbre sovrappeso, che le tue mutande sono piu’ vecchie, e che, a giudicare dal numero dei cartoni di pizze che giacciono tutt’intorno, deve essere di nuovo primavera. Ma tu non te ne preoccupi, perche’ il tuo programma gira, e il suo codice e’ veloce, ingegnoso, conciso. Tu hai vinto. Sei consapevole che qualcuno pensi tu sia un nerd. E allora? Loro non sono giocatori. Loro non hanno mai combattuto con le porcate di Windows, o non hanno mai utilizzato DOS. Per loro C++ e’ un voto decente – come B – non un linguaggio. Loro esistono, semplicemente. Come soldati o artisti, tu non ti preoccupi delle loro opinioni di civili. Tu stai costruendo qualcosa di intricato e bello. E loro non lo capiranno mai.

Apicoltori

Questo e’ il segreto su cui e’ basato ogni successo di una software house: I programmatori possono essere addomesticati nello stesso modo in cui gli apicoltori domano le api. Non potete comunicare con loro esattamente, ma potete fare in modo che esse sciamino verso un posto, e quando non stanno guardando, potete tirare fuori il miele. Potete evitare che esse pungano pagandole con i soldi. Piu’ soldi di quelli che loro si aspettano. Ma meno di quello che possiate pensare. Vedete, tutti questi programmatori tengono in testa la voce dei loro padri che dicono “Quando inizierai ad entrare nel mondo reale?”. Quindi voi dovete pagarli abbastanza soldi a sufficienza per fargli rispondere, anche solo nelle loro teste: “papa’, io guadagno piu’ di te”. Nella media questo e’ conveniente. Ed otterrete che essi stiano nell’alveare dandogli altri programmatori con cui sciamare insieme. L’unica persona da cui importa farsi lodare e’ un altro programmatore. I programmatori meno talentuosi li prenderanno a mo’ di idoli; e se vuoi avere un buono sciame, devi essere sicuro di avere almeno un programmatore-genio “certificato” che tutti possano seguire, anche se lui da occhiate superficiali al codice degli altri quel tanto che basta per ridicolizzarli. Lui e’ un professionista, pensa il programmatore junior. Lui ha visto il mio codice. Questo e’ sufficiente. Se una software house si dota di un simile alveare, i programmatori dormiranno, staranno bene, mentre la societa’ raccogliera’ i soldi.

Fuori controllo

Questo e’ il problema che tende ad uccidere ogni azienda. Tutte le software house di successo hanno, un leader che si prende cura dei programmatori. Ma nessuna societa’ puo’ mantenere questo leader per sempre. O perche’ perde soldi, o perche’ incontra del management che lo buttano fuori, o perche’ lui stesso entra a far parte del management. In un modo o nell’altro i marchettari prendono il controllo. Ma… controllo di cosa? Invece di trovare linee di assemblaggio di lavoratori produttivi, scoprono velocemente che il loro prodotto e’ realizzato da gente completamente imprevedibile, non cooperatia, disobbediente, e peggio di tutto, poco attraente, che resiste a tutti i tentativi di essere gestita. Metteteli davanti a scadenze orarie, vestiteli in giacca e cravatta, e loro diventeranno astiosi e inizieranno a sabotare il prodotto. Peggio ancora, potete iniziare a rendervi conto che inizieranno a divertirsi ad ogni parola da voi detta.

Cacciati via

Lo shock e’ grande per il programmatore. Esso trova improvvisamente creature aliene che controllano la propria vita. Meeting, Scadenze, Report. E ora qualcuno inizia a domandargli di pianificare le sue attivita’ di programmatore, e di attenersi a quel piano. Mai piu’ miglioramenti, mai piu’ tweaking, e mai, mai piu’ toccare il codice di qualche altro programmatore del team. Il giovane programmatore scadente che prima lo adorava e’ ora il suo boss tirannico, una posizione che ha ottenuto perche’ ha giocato a golf con qualche sfintere in giacca e cravatta. L’alveare e’ stato distrutto. I migliori programmatori se ne vanno. E i marchettari, a loro agio adesso perche’ circondati da super cravatte avendo le cose sotto controllo, sono confusi ad ogni iterazione che il loro software perde quote di mercato in quanto il codice diventa vecchio e i bug prolificano. Meglio concentrarsi sul packaging. Si, proprio cosi’.

Comments Posted in Cultura, Dibattiti, Informatica, Lamentazioni, Lavoro, Letture, Programmazione, Software

Comments

  1. BiGAlex says:

    Già asbesto, già. In italia si produce poco e male.
    Gli standard? IO faccio lo standard. E’ questa l’idea degli italiani. E poi tanto… basta che funziona, che c’importa che non √® compliant (e la gente che usa firefox bestemmia coi siti, e la gente che usa openoffice bestemmia con un documento word 2010 che ancora deve uscire e non √® compatibile con nulla).
    E’ questo il punto. “Basta che funziona”. La parola chiave.
    E poi diciamocelo… ma dove stanno questi programmatori-geni “certificati” in italia? Cio√®… io pi√Ļ ne conosco, pi√Ļ imparo a disprezzarli i programmatori italiani. Praticamente cani. Inutili porci che producono cagat… ehm… codice che fa schifo.
    Io tra l’altro sono ad ingegneria informatica. Manco a dire i cani che ci sono l√¨, ma vabb√®, penso sia un p√≤ dovunque cos√¨, MA IL SITO. La prenotazione degli esami, appena fatta. UN ABORTO. Prima funzionava solo con internet explorer. Ora va con firefox anche il “nuovo” sito. Ma non va con gli utenti. Eh s√¨, pagione 404, diciture incomprensibili, pulsanti non cliccabili e cose assurde.
    E poi si parla di “accessibilit√†”. Loro parlano di accessibilit√†. Ed io che apro il link normalmente e non mi funziona. E se lo apro in un’altro tab di firefox mi esce javascript:mi_sono_stancato();
    Ma scusate… cosa volete da questi porci? Sono porci. Fateli scorazzare nel fango. Tanto saremo noi che ci crediamo in quel che facciamo che saremo i loro macellai. E ci mangeremo il loro zampone.

    Saluti

  2. Francesco says:

    Pura realta’ …

  3. asbesto says:

    Peccato che questa traduzione italiana, per i “manager” aziendali italiani, sia come tirare PERLE ai PORCI. Non capiscono, ne’ capiranno mai. Troppo impegnati a “vendere aria”, a vendere prodotti che manco esistono…