Countdown e pensieri sparsi.

Questo articolo e’ lungo. Siete stati avvisati!

Mancano solo 28 giorni di calendario al mio ultimo giorno di lavoro da dipendente in Italia (finiro’ il 14 Gennaio). Poi partira’ il countdown che mi separa dall’ingresso nell’aereo Ryanair.

Mi attende un mese di lavoro con la testa gia’ altrove. Per giunta in un periodo di rilascio di un progetto che sta quasi per essere portato a termine. E che ovviamente e’ ben lungi da poter essere consegnato secondo le richieste… (parere mio questo ovviamente).

I periodi di preavviso sono sempre una gran rottura di scatole.

Ti accorgi che per quanto tu abbia cercato di essere meticoloso durante la tua attivita’, scrivendo documentazione, tenendo traccia dei changelog sulle macchine, etc., nessuno ha mai recepito niente, o ha ricepito poco, di quello che hai detto/scritto. Te ne accorgi quando ti vengono a chiedere lumi su questo e su quello. E tu ovviamente rispondi chiedendo: «ma non hai letto il doc x che ho scritto?»

Ripercorro gli ultimi mesi da aprile/maggio scorso ad ora passati nella mia attuale azienda e mi rendo conto di aver perso un casino di soldi e di essermi inutilmente avvelenato l’anima per non essermi deciso mesi fa’ nel fare quello che mi sono deciso a fare all’inizio di Dicembre.

Per spiegarvi perche’ faccio un preambolo (scusate la lunghezza ma e’ doveroso).

La mia attuale societa’ (partita come startup circa nel 2001, io mi sono unito solo nel 2005) e’ specializzata nelle consulenze nel ramo IT e TLC, ed anche nello sviluppo software e di soluzioni tecnologiche in genere in modalita’ turn-key.

Come tutte le societa’ italiane e’ una piccola/media impresa di circa una 50ina di dipendenti e vive sulle spalle delle grandi corporation nazionali ed internazionali.

Essa cerca di calvalcare l’onda anomala chiamata con diversi sinonimi piu’ o meno ufficiali:

Sulla definizione di outsourcing vi rimando alla voce di Wikipedia che e’ gia’ molto esaustiva. Pero’ voglio farvi notare un pezzo di quelle pagine che dice:

Allo stato attuale le pratiche di outsourcing si vanno sempre più diffondendo tra le imprese, sia pubbliche che private, e tendono a coprire variegate attività produttive, dalla progettazione alla logistica.

L’ outsourcer viene visto come lo “specialista” nelle attività “trascurate” dal committente, poiché fa di queste il proprio core business.

Questo fenomeno viaggia in parallelo con quello della riorganizzazione della produzione su scala globale, strategia a volte indicata con il termine global sourcing (letteralmente approvvigionamento globale).

Di fronte alla crescenti dimensioni del fenomeno cominciano a levarsi le prime voci critiche. In particolare, alcuni avvertono contro i pericoli insiti nel massiccio ricorso alle pratiche di esternalizzazione per lo sviluppo di lungo periodo delle imprese. L’uso indiscriminato di tali pratiche tenderebbe infatti a privare le imprese di alcune attività, che, sebbene ad una valutazione focalizzata sul breve e medio termine possono risultare non core, diventano centrali laddove l’ottica si sposti sulla crescita di lungo periodo. Tale critica si riallaccia ad una più generale di “miopia” dei mercati, accusati di privilegiare sistematicamente le imprese che adottano strategie orientate all’ottenimento di profitti a breve termine, senza considerarne adeguatamente le conseguenze nel lungo.

In particolare la prima frase in neretto mi ha sempre fatto pensare questo:

Ma se l’outsourcing e’ un pratica in cui una azienda esternalizza rami produttivi che non sono considerati “core”, perche’ ci sono grandi corporation del sofware e delle TLC italiane che praticamente affidano interi rami che per loro dovrebbero essere “core” ad aziende terze? La risposta e’ semplice da trovare e la lascio per esercizio alla vostra immaginazione…spremete le meningi…

Per chi si trova invece a fare il consulente i termini citati nell’elenco sopra, che fanno sentire fichi i manager, si tramutano in altri nomi come, per citarne alcuni:

  • schiavismo del secolo
  • sistema a “scatole cinesi” o a “matrioske”
  • sfruttamento del know-how altrui

Prendiamo un caso tipico di un’ipotetica azienda “Corporation Ltd.” che richiede un consulente specializzato in una tecnologia/prodotto/ambiente X per un progetto interno. Per fare cio’ i manager delle corporation contattano quelli delle n-mila societa’ di consulenza italiane dell’IT/TLC.
I manager dell’azienda fanno una offerta economica generalmente espressa con un rate di euro/giorno + iva.
Leggendo vari blog in giro per la rete (anche punto-informatico.it ne parlava) pare che i rate giorno vadano da 150 eur per un neolaureato a 300, anche 400 eur al giorno per un senior esperiente (nota bene: la parola senior e’ un abuso molto utilizzato dalle ditte di consulenza e non deve essere preso alla lettera).
A quel punto il consulente viene mandato a fare un colloquio dal cliente, la maggior parte dei colloqui tecnici sono ridicoli (io che ne ho fatti diversi all’estero ve lo posso confermare). L’esito della maggior parte e’ deciso prima ancora che il candidato li sostenga, perche’ ci sono accordi pregressi tra i manager. Questo, come voi immaginate, incide molto sulla qualita’ del lavoro, e a mio parere incide anche al ribasso sugli stipendi delle persone veramente qualificate.

Ovviamente la persona che viene “venduta” riceve i classici 1100/1400 eur netti al mese (dipende dalla citta’ dove viene assunto) + i vari bonus di trasferta che gli sono riconosciuti (quando gli sono riconosciuti).

Facendo un po’ di conti se uno viene venduto alla cifra di 150 eur giorno + iva l’azienda incassa 3600 euri (iva compresa). Se sei scarso! Se vieni venduto a 400 l’azienda incassa 9600 eur mese.

Una parte va pagata al consulente. Non sono sicuro ma il mio sentore e’ che la maggior parte dei lavoratori venga pagata 1100, 1300 massimo al sud, e invece 1500, massimo 1700 al nord. Sto parlando di tecnici non manager.

Capite bene che un’azienda che piazza 10/15 persone in una grossa corporation con allocazioni annuali tira su’ un sacco di soldi.

Non voglio fare conti precisi, ma faro’ qualche conto veramente SPICCIOLO ED IGNORANTE:

consulente wannabe:
150 eur giorno * 20 gg * 12 mesi =36.000 eur => 43.200 ivati eur

consulente guru:
400 eur giorno * 20 gg * 12 mesi =96.000 eur => 115.200 ivati eur

Questo per una sola persona!
Si, ok. Ci sono i costi di gestione e spese varie che ogni attivita’ deve sostenere. OVVIO.

Ma fatto sta che cosi’ un’azienda INCASSA SOLDI con investimenti bassissimi. Ogni attrezzatura utile per il progetto normalmente e’ messa a disposizione della corporation con i suoi ambienti di test, sviluppo, etc.

Veramente un’azienda di consulenza potrebbe non aver bisogno di alcuna infrastruttura. NEMMENO UNA SEDE E’ NECESSARIA. E’ sufficiente un dominio con sito e posta, e un NUMERO TELEFONICO. POSSIBILMENTE VOIP.

In questo modo i manager in pigiama di flanella possono rispondere alle telefonate o alle email direttamente da casa propria. Telefonate tipo:

$managerx: «Ciao sono $managerx da $azienday. Ci servirebbe $profilo1»

$manager_pigiama: «Oh! Ciao. Si ce l’abbiamo.»

$managerx: «Oh! Bene. A quanto lo vendete!?»

$manager_pigiama: «Ti faccio vedere via email.»

A quel punto il manager in pigiama di flanella realizza di non avere una risorsa di quel tipo e si mette a cercare in giro per la rete sui vari motori di ricerca, chiede a prof. universitari, etc. Prende il primo neolaureato che gli va’ bene, lo colloquia, gli fa una proposta di contratto anche a tempo indeterminato, gli modifica il cv secondo il template dell’azienda di consulenza (a volte inserendo know-how non posseduti dal candidato senza comunicarglielo). E via!

Ma ovviamente voi tutti capite che questo e’ un business rischioso. Per fare una metafora un po’ provocatoria, il problema delle sanguisughe in natura e’ che gli va bene fino a quando possono succhiare sangue, ma se qualcuno le toglie dall’animale in questione, sono cazzi amari. Non hanno un piano di backup per sopravvivere 😀

Questo puo’ succede anche nell’IT nel momento in cui una corporation decide di non avvalersi piu’ della collaborazione dei consulenti in outsourcing.

Notoriamente i consulenti in outsourcing sono i primi a venir segati quando la situazione economica di una corporation subisce flessioni.

Molte societa’ per far fronte a questo rischio, come e’ giusto che sia, investono i soldi ricavati dalle attivita’ di consulenza nell’innovazione e nello sviluppo di soluzioni e prodotti che possano essere venduti nel mercato.

C’e’ chi di riesce, c’e’ chi non ci riesce.

Ovviamente io provo schifo per questo sistema che e’ sistema di puro commercio senza alcuna innovazione e meritocrazia.

Fortunatamente ho sempre fatto il sysadmin in azienda, partecipando a progetti aziendali come cvs master, document writer, script writer, talvolta coder di cose perl, guru di supporto ai team di sviluppo, ho anche praticamente lavorato da technical architect e solution maker.

Solo in due rare occasioni mi sono forgiato del titolo di consulente:

  • una volta venduto ad una societa’ che mi ha rivenduto alla corporation finale (ecco perche’ chiamo questo sistema scatole cinesi o matrioska). Customizzazione procedure Perl di sync tra DB Oracle di una applicazione web e DB Mysql utilizzati da Server RADIUS per l’autenticazione di router cisco. Una settimana.
  • un’altra volta venduto ad azienda per un progetto in una altra corporation: customizzazione di script korn shell su alpha server tru64. Una settimana.

Francamente queste esperienze mi sono bastate. Funzionassero bene almeno queste attivita’. Invece sono caratterizzate da fancazzismo, lentezza ed incompetenza.

Mi da fastidio essere trattato come una merce. Specie se trovo il mio stipendio veramente misero commisurato alle mie competenze. Non c’e’ meritocrazia.

Mi spiegate dov’e’ la differenza tra una azienda di consulenza che vende persone ed un supermarket che vende merce? Poca. La differenza e’ solo la merce.

Entrambe le attivita’ comprano da un lato e vendono dall’altro. Non inventano niente di innovativo, sono puri commercianti. L’italia e’ un popolo di commercianti.

Btw, dopo questo lunghissimo preambolo, non vi nascondo che la mia societa’ si e’ trovata in una difficolta’ simile a quella descritta poco sopra. Una grande corporation ha cassato molti dipendenti che per farla peggiore hanno deciso di lasciare l’azienda viste le prospettive che la stessa gli aveva messo davanti per il futuro.

I costi per l’azienda sono lievitati: molte persone non allocate a progetti venivano in sede e non lavoravano a niente, costituendo un costo inutile. Molti hanno cambiato azienda.

Altri come me (5 in totale) hanno ricevuto una bella raccomandata a casa circa a meta’ del mese di maggio in cui si diceva giusto per riassume:

«Da giorno 1 giugno sarai trasferito alla sede di Milano, pertanto dovrai presentarti giorno 1 preso la sede di Milano»

Le motivazioni ufficiali riportate erano che “l’azienda e’ in difficolta”.

Trasferito a Milano con solo 15gg di preavviso! queste erano le prospettive.
Parlando de visu con i boss mi hanno detto che lo stipendio rimaneva 1100 euro mese netti!
Pazzia pura! Mi “garantivano” un rimborso di 500 eur di cui pero’ non ho avuto alcuna citazione scritta e di cui non mi sono mai ovviamente fidato!

Ho gentilmente rifiutato accettando ogni possibile conseguenza.

Ci siamo poi rivolti al sindacato, di fatto un licenziamento di 5 dipendenti corrispondeva ad una specie di licenziamento collettivo che e’ regolamentato.

Due dei cinque ragazzi coinvolti sono stati messi in mobilita’ a 900 eur di stipendio per massimo 2 anni. I primi due mesi pagati dalla societa’, i rimanenti dall’INPS. Io ho sbagliato a non farmici mettere. Sarebbe stata la mossa giusta per trovare altro lavoro con calma.

Un’altro si e’ licenziato, uno e’ andato a Milano.

Io sono riuscito a farmi mettere part-time, in modo da staccare un po’ la spina nell’attesa di trovare altro, e devo dire che ho sbagliato. Mi sarei dovuto licenziare subito e non avrei perso i soldi che ho perso in questi mesi…

Che dire, dal momento che ho ricevuto quella raccomandata ho pensato che se dovevo trasferirmi fuori tanto vale farlo direttamente all’estero e provarci ora che posso.

Quali soluzioni puo’ trovare un lavoratore a tutto questo? Ce ne sono diverse.

  • Mettersi in proprio: possibilmente provando a fornire lo stesso tipo di consulenza come libero professionista alla stessa corporation per cui si prestava servizio venduti dalla societa’ di consulenza. Chi oltre ad essere tecnico ha anche fiuto commerciale e si sa gestire potrebbe provare questa strada. Questo e’ un motivo per cui le aziende dovrebbero tenere ai propri dipendenti.
  • Continuare a calare le corna e contribuire col proprio silenzio e rassegnazione alla calata a a picco del paese. Purtroppo chi ha mutui, famiglie, figli prende spesso questa strada, e non mi sento di criticarli. Ci mancherebbe!
  • Emigrare al nord Italia: ma non e’ che la situazione sia piu’ rosea…
  • Emigrare fuori Italia.

Io personalmente ho scelto l’ultima soluzione perche’ sono giovane, non ho persone a carico, etc etc.

Ora conoscete qualche motivazione in piu’ sulla mia scelta.

In siciliano si dice “Comu finisci si cunta”…

Comments Posted in Dibattiti, Esperienze, Informatica, Lavoro
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Comments

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  2. asbesto says:

    sono il primo! il primo commento! evviva! HO VINTO, HO VINTOO!!! \o/