April 2009

Heading to Seattle.

seattle

Dublin, Ireland, 1 year and almost 3 months.

Qualche settimana fa sono stato allocato ad un progetto presso $grossocolossodellatelefoniaamericana che era gia’ in corso da un paio di mesi.  Il team e’ fatto da circa una 15ina di persone, e ci si trova nella parte in cui bisogna iniziare a fare i primi drop di codice nel lab del cliente.

In queste settimane mi sono occupato di creare vari tipi di ambiente di test qui a Dublino. E’ interessante perche’ metto mano a Xen, storage Netapp su iSCSI, ma le bestemmie non mancano,  non per per la creazione del lab in se’, ma piu’ che altro per il fatto che l’anello di congiunzione tra me ed il team dei programmatori e’ un cinese incomprensibile e incompetente (o forse solo con la testa tra le nuvole), che dovrebbe rilasciarmi release piu’ o meno usabili e invece mi rilascia sterco di capra in salsa tonnata.

Stando ai miei colleghi ‘sto cinese vive qui da 11 anni; e’ cittadino irlandese, non sono l’unico a non capirlo, e per giunta mi viene detto che nell’ultimo anno il suo inglese sia migliorato! sono fortunato! se no sarebbe stato l’inferno!

In USA bisogna ricreare tutte le virtual machine xen su lab (per questioni che non vi sto a raccontare), e probabilmente fare un po’ di system integration con i servizi del cliente, sicche’ il mio capo mi ha gentilmente “proposto” di andare 10gg a Seattle per seguire queste attivita’ e fare da cicerone ad un contractor ammeregano che dovrebbe prendere in mano il resto delle cose da fare alla mia partenza.

Cosi’ mi spettano penso piu’ di 10 ore di volo, sperando di non fare 2 scali in USA ma solo uno scalo in Londra. La partenza dovrebbe essere per giorno 4 Maggio (che qui fa bank holiday!), quindi cerchero’ di prendermi un altro giorno in cambio.

La cosa che mi scazzera’ sara’ passare per tutti i controlli di sicurezza ammeregani: impronte digitali di tutte le dita, fotografia, spippolamenti di minchia sul perche’ per come e come mai. Spero di non aver problemi 😀

Per il resto sto iniziando a prendere informazioni su Seattle: la prima cosa che ti dicono i colleghi e’ che il tempo e’ piu’ merda di Dublino. Da quello che dice wikipedia, Seattle sta nello stato di Washington, e’ definita la porta per l’Alaska. Ci sono nati quei pazzi drograti di Hendrix e Cobain.

Nella foto potete vedere quella montagna che in realta’ e’ un vulcano attivo, ricorda l’Etna.

Un’altra preoccupazione e’ che la mia societa’ e’ rinomata per proporti 10 giorni ma poi finisci per stare mesi 😛
Il problema e’ che io il 15 maggio dovrei prendere un volo per la sicilia dove una barca a vela e qualche amico mi aspettano per andare a navigare una settimana in mezzo all’arcipelago delle isole Eolie. Il mio capo e’ avvisato quindi dovrei essere apposto.

Vi tengo aggiornati.

CIRS

Etnie e popolazioni a confronto: il Barbeque.

Dublino, 1 year and 2 months.

E’ arrivata la primavera a Dublino, stiamo vivendo belle giornate di sole… la temperatura non si alza piu’ 13/14 gradi Celsius… ma ci accontentiamo. Quest’anno sono piu’ preparato all’idea di non vedere la temperatura alzarsi piu’ dei 18 gradi, quindi sto apposto psicologicamente. 🙂

Con queste giornate di sole i Dubliner organizzano solitamente BBQ. Il mio coinquilino spagnolo non voleva essere da meno ed ha deciso di organizzarne uno sfruttando il backyard di casa mia.

L’occasione e’ stata utile per rafforzare le mie convinzioni sulla superiorita’ della razza Italiana, ed in particolare della razza Sicana/Sicula, in fatto di BBQ.

I siciliani in particolare, vengono svezzati con biberon pieni di salmoriglio, nella culla al posto dei gioccattoli appesi ci abituano a vedere rametti di erbe (rosmarino, e quant’altro) varie penzolare.

Quando pensiamo al cavallo non pensiamo a corse/scommesse/fattorie come fanno qui, ma alle fettine, polpette, e quant’altro si possa fare con la loro carne 😛

Durante le serate estive ci si organizza per andare alla pineta dei monti rossi di Nicolosi, caricandosi il bracere sullo scooter, per organizzare epiche mangiate di sasizza, e compagnia. Come gli abitanti di Rapa Nui nell’Isola di Pasqua  scelgono il loro capo dopo una stremante nuotata di 2km nel pacifico infestato dagli squali al fine di arrivare ad un faraglione dove prelevare delle uova e riportarne sull’isola intatte, i catanesi eleggono il loro guru a colpi di arrusti e mangia sulle pendici etnee, alla caccia della migliore sassizza possibile, non bruciata di fuori, e cotta di dentro.

Attorno al mito della carne di cavallo si e’ costituito compatto un gruppo di facinorosi giocatori di rugby che fanno dell’arrusti e mangia post partita (formalmente conosciuto negli ambienti continentali come terzo tempo) la loro punta di diamante, il mitologico bracere di 2 metri per 50cm e’ rinomato in tutta Italia, anche se le sue dimensioni vengono ampliamente esagerate dalle popolazioni nordiche grazie anche al fatto che le epiche mangiate vengono raccontante e tramandate ad altri club italici solo verbalmente.

Nel linguaggio mitologico siculo orientale, ed in particolare nella contea di Catania, anche il bracere assume nomi altisonanti e subisce iflussi anglofoni come:

  • La console
  • Il DJ diventa la persona che in quel momento si trova sul focolare (la console) e passa i dischi (le fettine di carne)

Permangono comunque le vecchie terminologie:

  • U fucuni
  • U fuculari

Ma veniamo al bbq di ieri: la popolazione ispanica non ha grandi tradizioni a riguardo, almeno a giudicare i suoi elementi piu’ giovani vi citero’ alcuni esempi:

  • Usare il phon per tirare su la fiamma, perche’ «si fa prima ed e’ piu’ comodo».
  • Non capire che prima bisogna sbraciare il carbone e poi mettere sopra la carne, se no si carbonizza di fuori e rimane cruda di dentro 😛
  • Usare carne di pollo. Non era il caso di ieri ma mi hanno detto che per loro non e’ peccato
  • Utilizzare la lacca per tirare su il fuoco
  • Non utilizzare nessun tipo di salmoriglio
  • Se si aggiunge carbone bisogna sbarciarlo prima di rimetterci la carne
  • Non esiste solo la carne di porco
  • Non sono necessarie 5 persone per gestire un bracere 😀

Il Direttore, che era qui con me, puo’ integrare.

Detto fatto, io richiedo la PUNTATA RIPARATRICE, sospendo gli ispanici dall’uso del barbeque, e credo che organizzero’ un BBQ con tutti connotati. Block notes e penne gratis distribuite durante il BBQ per prendere appunti.

CERS

Esempio di censura moderna.

Ricevo e pubblico. Ecco un esempio di censura moderna. Andate qui. Sono le foto della visita di Obama a Praga.

Notare quante foto ci siano: 14 di 14. Poi cambiate URL in:

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/esteri/folla-obama/15.html

Ho preso uno screenshot direttamente sul mio laptop, non si sa mai che la pagina venga cancellata definitivamente da quelli di repubblica:

sorry4berlusconi

15 foto?  Come mai qulla pagina 15.html sta li nascosta? Forse prima c’erano 15 foto e poi repubblica ha deciso di togliere la foto scomoda per fare un favore al nostro beneamato premier? 😀

Censura = no liberta’, e loro sono il Poplo delle Liberta’! 😀

Questa e’ l’informazione che abbiamo. Ma ormai con internet non c’e’ piu’ scampo per questi signorotti, hanno le ore contate, e’ solo questione di tempo, la gente pubblica le cose da se’, le notizie passano attraverso canali non ufficiali.

Pasqua ad Oslo.

Questa e’ la seconda pasqua da quando sono arrivato in Irlanda. L’anno scorso manco mi ricordo cosa abbia fatto, nemmeno nel blog ce n’e’ traccia. Segno che sono profondamente paganissimissimo.

Quest’anno invece ho aggiunto un giorno di ferie al long week end e ho speso 4 giorni insieme a Katia in scandinavia, Norvegia, Oslo. Tanto per non farmi dire «Ah! ma tu non mi porti mai da nessuna parte!». Che poi, detto tra noi, non e’ proprio vero! Vero Katia? 😛

Volo Dublino – Torp. L’aeroporto di Torp si trova a 110km di distanza da Oslo. Grazie Ryanair, tu che sei cosi’ cheap che non mi metti manco la sacca porta-oggetti davanti al mio posto a sedere, tu che sei cosi’ cheap che non metti manco le sacche per vomitare perche’ tanto staticamente non conviene! tu che sei cosi’ cheap che mi fai atterrare a 120km dal posto che scrivi nel tuo sito, tu che sei cosi’ cheap che per compensare mi rompi la minchia con le tue hostess per tutta la durata del volo 😀

Meno male che il volo e’ durato poco, meno di 2 ore, mi aspettavo di piu’. Ed ero terrorizzato dalla pubblicita’ che diceva che “in questo volo sei abilitato ad effettuare telefonate col cellulare una volta superati i 10.000 piedi di altezza”… per fortuna di italiani ce n’erano pochi 😛

Oslo sta a GMT+1 come fuso cosi’ abbiamo dovuto portare gli orologi un’ora avanti.

Gia’ atterrato mi sono reso conto che praticamente andare in Norvegia e’ come andare in un paese anglofono: hai il 70% di probabilita’ di parlare con una persona che parla fluentemente inglese: dalla 60enne barista, all’immigrato conducente di autobus, alla bambina di 10 anni, praticamente tutti parlano la lingua, con una facilita’ ed un slang molto simile, per non dire uguale, ad una persona madrelingua.

La cosa interessante che ho notato stando sull’autobus, ed osservando il conducente ed i passeggeri entrare, e’ che certi norvegesi usavano switchare a caso tra norvegese e inglese mentre parlavano! 😀

Ma come fanno? La risposta sta nella televisione: tutti i film/programmi non norvegesi vengono trasmessi in lingua originale (inglese, francese, italiano che sia) ma con sottotitoli norvegesi. Nessun doppiaggio, una comodita’ per turisti che vogliono vedersi un film in TV, ed una vera e propria scuola di inglese gratis che inizia dalla tenera eta’ per tutti i cittadini.

Altro che “le 3 i” del berlusca (inglese, internet, i-qualcosa-che-non-ricordo). Fosse per me adotterei questo sistema domani in tutta Italia, coattamente: banditi i doppiaggi; tutti i programmi importati non doppiati; sottotitoli in italiano. Chissa’ che non sia’ la volta buona che in un paio di generazioni avremo gente che parla non dico fluente ma decentemente.

Ma andiamo al nostro itinerario: spostamento in bus come dicevo, gia’ nel bus vedi che le cose sono diverse anche rispetto all’Irlanda, autista cordialissimo, mi suggerisce di prendere il return ticket cosi’ pago di meno. Mi invita a mettere il bagaglio sul lato sinistro del bus, perche’ il lato destro e’ riservato alla gente che scende nei paesi che stanno tra Torp e Oslo, in modo da non seppellire le loro valigie in mezzo a tutte le altre e velocizzare le operazioni.

Appena partiti, prende il microfono e augura il benvenuto a tutti, il palmare utilizzato per emettere i biglietti aiuta l’autista durante il tragitto per capire quante persone devono scendere in un dato villaggio, quante in un altro ancora e cosi’ via, durante il tragitto l’autista indica le fermate a voce, dicendo cose tipo «mi risulta che 2 persone debbano scendere alla prossima fermata, se siete interessati a scendere premete il tasto di stop”.

Possibilita’ di pagare con carta di credito e contanti, anche le banconote (altro che Dublin Bus!).

L’arrivo ad Oslo avviene passando attraverso un tunnel sotterraneo che attraversa tutti il centro per sbucare nei pressi della stazione centrale, a fianco di cui sta il bus terminal, organizzato come un aeroporto con gate, biglietteria, monitor che avvisano di arrivi e partenze (molto sime al terminal bus di Dublino devo dire).

E siamo in centro! Prima giornata perfetta! Sole! Nessuna nuvola in cielo, una piacevole temperatura, camminavo in t-shirt. Appena uscito dal terminal mi accorgo che c’e’ ancora neve per terra, accumulata sui bordi delle strade.

Mi rendo subito conto che gli indici di popolazione non norvegese (o di origini non norvegsi) in citta’ e’ altissima. Molto piu’ che a Dublino.

Immigrare in Norvegia negli anni ’80 significava ottenere supporto dallo Stato, aiuto per apprendere la lingua e aiuto per ottenere un lavoro. Il governo norvegese però, ha sempre supportato anche la conservazione di lingua e cultura, nulla di strano quindi che la seconda generazione di immigrati sia integrata pur mantenendo saldi i legami con le proprie origini. Infatti ho potuto osservare molti figli di emigrati ed emigrati stessi parlare norvegese correttamente.

Usciti dal terminal prendo la mappa della citta’ per capire che strada fare per recarci all’hotel. Mi ferma una ragazza che mi chiede se mi serve aiuto, gli dico dove devo andare e mi viene detto che l’hotel sta a solo 5 minuti a piedi da dove mi trovavo 😀 gentilissima!

Depositiamo tutto, e via per le strade del centro. Ci dirigiamo in direzione del mare, zona Opera House, di cui vi propongo questa fotografia:

opera

Un progetto architettonico innovativo, pieno zeppo di gente quel giorno che prendeva il sole 🙂

A differenza dell’Irlanda pare che la Norvegia abbia delle estati degne di questo nome, come cito da wikipedia:

La temperatura massima media dei mesi estivi (e cioè tra giugno e agosto) è tra i 20,1 e i 21,5 °C. Settembre è spesso un mese altrettanto caldo e per incontrare i primi rigori invernali è necessario aspettare la fine di ottobre. La più alta temperatura mai registrata è rappresentata dai 35 °C del 21 luglio 1901. Ondate di caldo si verificano più volte ogni estate, da giugno a fine agosto, con temperature tra i 30 °C e i 31 °C. Queste temperature hanno favorito la nascita di diverse strutture ricreative di ampio successo nate lungo l’ Oslofjord, che ovviamente registrano la maggiore affluenza lungo i mesi estivi quando la popolazione è sospinta verso il mare invitata anche dalle temperature dell’acqua che vanno dai 20 ai 24 °C.

Nel pomeriggio ci dirigiamo verso la fortezza di Akershus. Eretta nel medioevo per difendere la citta’ dalle incursioni nemiche:

arkeshus

Nel tardo pomeriggio/sera ci sediamo per qualche birra (una lager buonissima di cui non ricordo il nome) e dopo un’oretta ceniamo alla buona in una specie di pub/caffe’. Saranno state  le 9.30 ed il sole era ancora bel alto sull’orizzonte! Dopo cena ci rimettiamo in giro per il centro e finiamo nei pressi della City Hall, edificio che ospita gli uffici amministrativi del comune, studi e gallerie d’arte. Di fronte alla city hall i moli da cui partono le barche per mini crociere sul fiordo e da dove partono vari traghetti, tra cui il traghetto che porta verso la penisola di Bigdøy, dove risiedono molti musei.

Accanto ai moli sorge una nuova area denominata Aker Brygge: un quartiere ultra moderno dove si concentrano ristoranti, banche, centri commerciali.

Nelle foto, la City Hall ed un canale di Aker Brygge:

cityhall

akerbrygge

Poi nanna.

Il giorno seguente, si parte col breakfast, la mia assistente, esperta in tecniche di sopravvivenza metropolitan-turistica, adotta la “tecnica dello squattrinato in hotel” e prepara panini a volonta’ utilizzando salami, prosciutti e formaggi del breakfast, da essere utilizzati come pranzo a sacco. Questa sara’ la tecnica adottata nei giorni a seguire, al fine di poterci concedere cene lussuose in serata 🙂

Dicevo, secondo giorno prendiamo la linea 12 per andare al Vigeland Sculpture Park, questo e’ un parco che ospita sculture create dallo scultore Gustav Vigeland.

Non staro’ qui a menarvela con la storia dello scultore, sono pigro, documentatevi con google.

Interessante il monolite al centro del parco di cui vi propongo questa fotografia:

vigeland1 vigeland2

Pomeriggio, ritorno al centro, visita al royal palace (si, la Norvegia e’ una monarchia costituzionale, questo vuole dire che normalmente il re/regine se ne fottono della vita politica, e si godono i fasti dell’eredita’ lasciando le scelte alla democrazia! 😛 ) , al ritorno dal royal palace mini crociera di due ore su nave di legno in giro per il fiordo. Nella sera ci dirigiamo verso Aker Brygge in cerca di un locale, tutti locali italiani, pizza, pasta, blabla. Avevo perso la speranza di trovare qualcosa di tipico ma poi abbiamo trovato questo ristorante “D/S Louise” – http://www.dslouise.no/.

Ci siamo tenuti sul pesce, la prima sera ho preso pepata di cozze + king crab (quegli enormi granchioni artici con le chele lunghe 50cm!) + vino + caffe’ + acqua, la seconda sera ho preso fish soup + aragosta au gratin + vino + caffe’ + acqua. Abbiamo mangiato bene a mio modo di vedere.

Circa 50 euro a persona. 990 NOK la prima sera, 1050 NOK la seconda.

E qui veniamo al discorso economico: la Norvegia come tutti i paesi scandinavi e’ cara 🙂 Complice il fatto che non sono nell’area EURO, c’e’ da dire che la Norvegia e” l’unico paese al mondo a non avere debiti con altri paesi ed il reddito pro-capite e’ il secondo al mondo.

Il biglietto integrato a tempo costa 36 NOK a cranio (circa 3.9 eur) e dura 1h e 30′. La birra costa + dei canonici 4 euro. In compenso pero’ i servizi sono eccellenti, c’e’ la sanita’ pubblica, etc.

Terzo giorno e’ stato il giorno dei musei: National Art Gallery al centro, tutti gli altri musei in cui vale la pena recarsi stanno bella penisola di Bigdøy, ci si puo’ andare prendendo il 30 (bus) oppure il traghetto dal molo di fronte al city hall.

Sulla penisola potete trovare:

  • Il museo del folklore norvegese (da vedere la stave church), e la ricostruzione delle case tipiche secondo epoche e regioni norvegesi
  • Il Viking ship museum: esposizione di 3 navi vikinghe originale ritrovate nei dintorni di Oslo
  • Il Fram museum: un museo costruito attorno alla nave artica Fram. Utilizzata per spedizioni al polo Sud ed al polo Nord.
  • Il museo del mare: in questo museo ci si rende conto che la Norvegia e’ un paese fortemente legato al mare, ed ha una tradizione marittima e navale di tutto rispetto!
  • Il museo Kon Tiki: che racconta le gesta dello scienziato e avventuriero/esploratore norvegese Thor Heyerdah, che organizzo’ una traversata oceanica, dal Cile all’Isola di Pasqua, per provare che la tesi della emigrazione di popolazioni via mare.

In definita una bella esperienza, generalmente non sono un patito del turismo dell capitali, preferisco vedere il country side delle nazioni che visito pero’ devo dire che Oslo merita una visita.

Credo che ritornero’ in Norvegia in futuro magari per farmi qualche giro dei fiordi in estate 🙂

Come al solito potete trovare le foto del viaggio qui.

E’ tardissimo, me ne vo a letto, alla prossima.

Sull’uso delle fotografie altrui su siti/blog/testate online

Oggi pare essere la giornata dell’abuso delle fotografie altrui in rete. Gente che non si fa scrupoli ad utilizzare le immagini altrui senza citazione e/o permesso.

E’ il caso di Corriere.it, che dopo la catastrofe di oggi in Abruzzo, utilizzava fotografie di altri terremoti (es. Turchia e Cina, cliccare qui per vedere l’originale sul sito di National Geographic) solo per ingigantire la cosa, attirare l’attenzione, e probabilmente fare piu’ soldi.

slideshow

Questi sono i professionisti della stampa italiana. Non siate cosi’ ingenui da pensare che non l’abbiano fatto apposta.

A chi fa fotografie fa piacere vedere una propria foto pubblicata online, ma gradirebbe anche essere informato da chi le utilizza, e magari gradirebbe anche di essere citato.

Da quando ho iniziato ad appassionarmi di fotografia ed a pubblicare le prime foto carine e’ stato un proliferare di cross referencing o hot-linking piu’ spinto dal mio blog. Gente che non conosce il tasto “Save as…” e usa le tue immagini sul proprio blog/sito utilizzando direttamente URL assolute che puntano a siti non loro.

Vallo a spiegare alla gente che poi uno sostituisce la jpg incriminata con una bella immagine porno e finisce per passare per pedo-pornografico (non diteglielo a Storace, lui ormai e’ bene informato sull’argomento!).

Non fate hotlinking se no il vostro sito potrebbe finire cosi’. Vallo a spiegare che questo corrisponde ne piu’ ne meno ad un furto di banda! Per fortuna apache salva e mi sono fatto la configurazione anti hot-linking.

Tuttavia niente si puo’ contro gli utonti piu’ evoluti che fanno “save as…” e usano le vostre immagini. Da qualche tempo a questa parte mi sono messo con google a cercare chi usa le mie foto.

C’e’ di tutto: da siti rugbistici (anche in Polonia!), a riviste di computer, a portali specializzati per ingegneri elettronici (madonna santa!).

L’ultima arriva dal “blog” di Irlandando.it che pare aver usato una mia foto per parlare di Horn Head e dintorni, ne avevo parlato qui per capodanno. E la foto originale e’ su flickr qui.

Natualmente non ho ricevuto alcuna email di richiesta, ne’ vedo alcuna citazione nel testo, e dire che la licenza e’ creative commons e quindi questi signori avrebbero potuto anche utilizzare la immagine senza problemi…

C’e’ da dire che normalmente ricevo email da parte di gente che mi chiede se puo’ utilizzare le immagini ed io rispondo sempre allo stesso modo: se la rivista/sito/blog e’ a carattere commerciale la licenza parla chiaro, non puoi farlo liberamente a meno che l’autore non dia il consenso ad usare la immagine, sia dietro ricompensa che a gratis.

Se la organizzazione e’ no-profit non faccio problemi.

Ultimamente ho ricevuto una richiesta da parte di una famosa rivista di un vettore aereo (quelle riviste super patinate fighette che trovate a bordi degli aerei); ho avuto un forte dibattito con la tipa via email: lei era convinta che siccome il giornale e’ gratis allora non e’ scopo di lucro, io mi sono fatto grasse risate e ho risposto che loro sono pieni di pubblicita’ e pagine da dare in vendita alle aziende… e che quindi secondo lei allora Mediaset e’ una azienda no-profit visto che non la paghiamo ma ci sorbiamo la pubblicita’! 😀

L’andazzo e’ che comunque con la tecnologia moderna i giornali abbiano meno problemi a reperire foto e video, addirittura al giorno d’oggi siamo noi stessi che postiamo foto ai giornali (vedi ultima tragedia). Quindi nell’era moderna pagano un po’ meno e quando gli chiedi 40 euri per una tua foto storcono il naso!

Puah!