April 2010

Culture a confronto, un esempio pratico.

Oggi mentre tornavo da lavoro mi sono imbattuto in questa pubblicita’:

E’ un manifesto della campagna pubblicitaria della Hunk Dory (una marca di patatine), in effetti la citta’ e’ bombardata da questa campagna. Potete avere una idea della campagna andando qui.

Sul forum di fotografia a cui sono iscritto sono venuto ad apprendere della diatriba tra la IRFU (Irish Rugby Football Union) e l’azienda.

La federazione dice varie cose che sintetizzo qui per onore di cronaca:

  • La federazione ha contattato il legale dell’azienda per richiedere il ritiro della suddetta campagna che dichiare che l’azienda sia sponso fiero della federazione;
  • Il direttore commerciale della federazione riferisce che questa campagna e’ di indubbio gusto e che la federazione non vuole essere associata con essa in alcun modo.
  • La federazione afferma che la campagna e’ di scarso tatto per l’universo femminile, che il rugby irlandese ha una forte connotazione e focus sulle famiglie e che non vuole deviare da cio’
  • che e’ falso che l’azienda e’ sponsor ufficiale e che e’ ingiusto che l’azienda usi la popolarita’ dello sport per trarne profitto

Dunque, potete vedere come gia’ molti manifesti in citta’ siano stati sabotati con la scritta “Send the sexism to the sin bin” (ndr: manda il sessimo al sin bin).

Ora, il motivo del post post non e’ tanto concentrato nell’esprimere il mio parere personale sulla vicenda (che comunque vi daro’), non e’ criticare nessuno (ne’ dire Irlandesi puritano-perbenisti-cattolici-imbecilli-mangia-patate, ne italiani-porci-decerebrati-sessisti) ma piu’ che altro parlare della reazione che ho visto sui media e sulle scritte sabotatrici, confrontare i nostri due paesi, raccontarvi il paese in cui vivo.

Quello che pensavo nei 30 minuti che ho impiegato tornando a casa e’ la differenza tra due posti come Italia e Irlanda; in Italia ormai siamo tutti abituati a vedere certe cose, in TV, sui cartelloni, per noi e’ la normalita’. Non ci poniamo nememno il problema di sessismo si o no, di femminismo contro maschilismo etc. Noi subiamo, siamo una cultura che ormai subisce passivamente quello che ci viene propinato dai media tradizionali (leggasi: tutto quello che non e’ mainstream).

Qui almeno c’e’ una reazione, un dibattito, che sia giusto o meno non ha importanza, ma almeno c’e’ una discussione.

Nota a margine: la mia opinione

Condivido pienamente le motivazioni della IRFU nella forma e nel merito, non penso la IRFU possa essere accusata di conformismo, perbenismo, o conservatorismo. Hanno ragione perche’ qualcuno sta usando a torto il loro nome o lo sport che essi regolamentano e gestiscono.

Io personalmente non mi scandalizzo di niente, nemmeno a vedere robe piu’ spinte.

Apprezzo molto l’intelligenza di chi ha ideato la campagna, e’ una genialata innegabile, per come e’ stata posta e messa in campo.

Io non sono ne’ femminista ne’ sessista, pero’ diciamo che se fossi una donna mi darebbe un po’ fastidio vedere questo genere di pubblicita’. Comunque tutto dipende da campagna a campagna, uno deve avere stile nel fare ste cose 🙂

Tutti conosciamo le pubblicita’ nostrane di cui vi propongo una galleria sotto, voi avete visto attivita’ di sabottaggio delle suddette? Io non che mi ricordi. Ricordo le famose pubblicita’ della Zappala’ in Sicilia (di cui vi propongo due jpg sotto), o la famosa pubblicita’ del gorgonzola, quello del “provatelo con le pere”.

Diversivo fotografia.

Si lo so, non c’e’ bisogno che me lo dite, questo blog sta rischiando sempre di piu’ una deriva fotografica. Si rischia anche quasi di andare contro il titolo stesso del blog (ndr: i sysadmin odiano gli off-topic) 😀

Crisi d’identita’? Non credo.

La cosa non mi dispiace affatto, dopotutto e’ anche bello che ‘sto spazio si evolva come tutto del resto in questo mondo.

Il collegamento tra il titolo del blog e la fotografia e’ considerare quest’ultima come il diversivo del sysadmin. Cosa fa il sysadmin che siede 8+ ore al giorno davanti  ad un computer? Risposta: cerca un diversivo che lo distolga. Ogni sysadmin ne ha uno, ma generalmente deve essere un diversivo di un certo livello mentale/creativo che porti una certa soddifazione personale. C’e’ chi ha il diversivo delle lettura, c’e’ chi ha il diversivo dei viaggi, c’e’ chi ha il diversivo della cucina, c’e’ chi ha il diversivo dello sport, etc.

In questo senso mi torna a mente i ragionamento fatti da Linus Torvalds nel suo libro “Rivoluzionario per caso”, o da Pekka Himanen nel libro “The Hacker Ethic and the Spirit of the Information Age” (in italiano qui), due libri che consiglio, sull’importanza del divertimento.

Ora la citazione completa non ce l’ho a mente ne’ a portata di mano (il libro e’ nella mia libreria in Italia).

Uno dei tanti ragionamenti esposti e’ che le necessita’ del divertimento (non inteso come puerile sballo ma come attivita’ gratificante, impegnativa, interessante) e’ direttamente proporzionale con la realizzazione personale/lavorativa. Tanto piu’ uno ha un ingresso positivo che non mette come principale obiettivo della vita la sopravvivenza, tanto di piu’  si sente la necessita’ di un qualcosa di piu’, pena la noia, e questo di piu’ deve essere qualcosa di interessante, eccitante, per niente passivo ma anzi attivo, che porti ad aumentare la propria coscenza di se e delle proprie capacita’.

Il tipo di diversivo dipende molto da persona a persona. Molti sysadmin hanno diversivi molto vicini all’informatica, c’e’ chi fuori dalle mura lavorative contribuisce ad altri progetti informatici (progetti opensource e non).Io ce li ho e ce li ho avuti i diversivi informatici casalinghi, ogni tanto faccio qualcosa di informatico nel mio tempo libero (a casa o a lavoro, ma di questi tempi tempo libero a lavoro non ne ho) o aiuto freaknet/dyne (in realta’ sempre meno di questi tempi!), tuttavia ultimanete sento la necessita’ di trovare qualcos’altro.

Io ho (ri)scoperto la fotografia e sono contento di averlo eletto come mio diversivo. E’ creativo, interessante, virtualmente ci sono milioni di cose da imparare, (e perche’ no potrebbe essere una valida alternativa alla mia attivita’ corrente?).

Mi sono detto: «Cosa posso fare per evitare di stare “troppo” difronte ad un terminale?». Sono caduto sulla fotografia, rendendomi conto che col digitale in realta’ stai comunque davanti al computer, ahaha, man mano che progredivo ho deciso di passare all’analogico e allo sviluppo del bianco e nero in casa, attivita’ decisamente piu’ manuale e che regala un certo grado di soddisfazione e ti fa cambiare approccio verso la fotografia. Col risultato che adesso possiedo le seguenti macchine:

  • Canon 1D Mk1 (comprata usata su ebay), canon ef 50 f/1.8, canon 100mm f/2.8, canon ef 17-40 f/4, sigma 70-300 ex apo dg
  • Yashica MAT 124G
  • Holga 120N
  • Vivitar V2000 con 50mm f/1.8
  • Fujifilm Instax 100

La Fujifilm Instax 100 e’ stata l’ultima ad unirsi al gruppo, langueva chiusa in un cassetto da 10+ anni.

Fu’ regalo di 18imo compleanno di mio zio Giovanni (ormai nel lontano 1999). Devo essere sincero, all’epoca non rimasi molto soddisfatto del regalo, possedevo gia’ una Kodak DC210, una delle prime macchine digitali alla portata dei portafogli dei comuni mortali, 1 megapixel, collegamento seriale RS232 (no USB).

Quella macchina mi sembrava una inutile complicazione, ingombrante, molto costosa (2 cartuccie da 10 euro ciascuna costano 25 euro prezzo odierno di Dublino).

Oggi invece ne intravedo alcune capacita’ e ho deciso di riesumarla. Katia l’ha portata su’ in Irlanda e ho constatato che il comparto batterie era piena di acido dopo l’esplosione delle pile che li giacevano da 10 anni:

Una mezz’oretta per pulire il tutto, comprare le pile e le cartuccie e scattare qualche foto che potete vedere nel mio flickr.

Credo che questa sia la macchina fatta apposta per le fotografie durante i party! 😀 Me la portero’ in giro magari quando andro’ al pub coi colleghi? chi lo sa’:

Interessante articolo sul mercato immobiliare irlandese

Vi segnalo un Interessante articolo si oggi sul mercato immobiliare irlandese. Pare che qualcuno affermi che la caduta dei prezzi stia per finire, daft.ie pare confermare ció, qualcun altro invece dice ci sarà un ulteriore calo. Io spero che la situazione rimanga stabile per un altro po’ visto che dopo il matrimonio devo trovare casa nuova.

L’articolo si trova qui.

Sperimentando con la sprokect hole photography.

La sprocket hole photography e’ uno stile fotografico che espone interamente il film da 35mm, creando una fotografia punteggiata da i buchi perforati che si trovano lungo i bordi della pellicola da 35mm.

E’ uno stile che fa parte del cosidetto Lo-fi movement (movimento della fotografia Lo-fidelity: bassa fedelta’). Questo perche’ per ottenere questo stile solitamente si usano macchine come la Holga 120N, che possiedo.

Questa pagina illustra come caricare un rullino da 35mm in una Holga 120N:

Io ho fatto lo stesso e lo scorso fine settimana ho passato il tempo a scattare due rullini cosi’ 🙂

Non ho avuto voglia di seguire lo schema allegato alla pagina di sopra che indica quando giri del pomello bisogna fare quando si passa da un fotogramma all’altro e ho deciso di andare per due giri per ogni frame, sacrificando cosi’ un po’ di pellicola.

Purtroppo dopo aver ritirato i rullini dal laboratorio (erano a colori e non sono attrezzato per lo sviluppo casalingo delle pellicole a colori), mi sono accorto che ogni singolo fotogramma aveva una bella macchina rossa, adesso so che non bastano solo due strati di nastro isolante nero 😛

Quindi se vi volete cimentare in questa tecnica siete stati avvisati, mettete MOLTO nastro isolante 🙂
Ecco qui una selezione di scatti, ho dovuto convertire la jpg in bianco e nero per minimizzare l’effetto della macchia: