Sull’emigrazione, sugli italiani all’estero, ed alcuni esempi.

Vi riporto questo articolo si Franco La Cecla, sul Sole 24, ore intitolato “Ecco gli italiani dai piedi leggeri”, e questo ottimo articolo di Michele Boldrin su noiseFromAmerika (un blog molto interessante, invito tutti a seguire) intitolato “L’emigrazione come scelta”.

Questi due articoli esprimono, molto meglio di quello che io posso fare con le mie scarse doti narrative, il sentimento che e’ comune a me e molti altri italiani espatriati all’estero:

C’è una nuova classe, apparentemente invisibile, che si sta formando da circa vent’anni, una classe che non fa parte della borghesia italiana, che non rientra nell’esercito di precari, né in quello dei raccomandati per famiglia, politica, censo e appartenenza. È una strana compagine di quarantenni, trentenni, ventenni che ha abbandonato l’Italia appena finiti gli studi, o addirittura durante gli studi, fulminata sulla via dell’Erasmus dalla scoperta che la vita all’estero, in Europa, poteva essere tre volte più interessante, facile, appassionante che in Italia

[…]

Allora stare in Europa è diventata anzitutto una forma di cura, un dirsi: ma no, ma no, il mondo non può essere così meschino, c’è merito, speranza, possibilità di trovare persone con cui costruire assonanze e con cui inventare, sperimentare, creare senza il peso di coloro che hanno sempre fatto sì che il mondo dovesse sembrare solo un circolo chiuso e vizioso.

Emiliano sta ancora a Barcellona, la situazione è cambiata, un po’ più difficile, oggi con la crisi, ma non ha la più vaga intenzione di tornare in Lombardia.
È lui però a dirmi che in realtà ha scoperto di essere italiano proprio a Barcellona. Perché, dice, gli italiani in Italia sono individualisti e non fanno quasi mai gioco di squadra, è solo all’estero che scoprono di avere qualcosa di particolare che li distingue dagli altri, un’italianità che gli “altri”, gli “stranieri” riconoscono subito e che è considerata una qualità e non solo un tic nervoso.

[…]

Essere europei significa mantenere una propria identità senza doverla confondere con un’appartenenza a una classe dirigente che in patria blocca i processi d’apertura e trasformazione.
Ovviamente questo è il quadro positivo, profondamente innovatore di questa compagine di nuovi europei, sono quello che George Steiner chiama “luftmenschafte”, uomini dai piedi leggeri, una definizione sprezzante con cui i nazisti appellavano gli ebrei e tutti i cosmopoliti. La parte tragica sta nel fatto che questo è il risultato di un’espulsione: per l’Italia si tratta della liquidazione di una potenziale classe dirigente di professionisti, pensatori, ricercatori, imprenditori.

[…]

Se questo sentimento di base e’ in genere condiviso da tutti, i modi di esternarli sono tuttavia generalmente molto ma molto diversi in base all’esperienza personale di ognuno ed anche in base alle sue doti caratteriali. Cosi’ i rancorosi si esternano come tali, i menefreghisti pure, i “vivi e lascia vivere” pure, poi ci sono i pragmatici, ma anche gli idioti, i mammoni , i razzisti, gli omofobi, etc. etc. etc.

C’e’ chi taglia i ponti con la casa madre nettamente, chi sprofonda in un sentimento di odio/amore, chi di tristezza, chi vuole tornare al piu’ presto perche’ non ce la fa’ a stare fuori, chi decide di non tornare piu’ direttamente, chi sfoga il proprio rapporto di odio/disprezzo per l’Italia di oggi nei modi piu’ differenti:

  1. chi se la prende con la gente in Italia a tutti i livelli, attribuendo a loro la causa di tutti i suoi problemi e quelli del paese, chi se la prende con un po’ tutti, dal piu’ sfigato dei proletari al politico di destra od opposizione, con chi, rimanendo nella sua ignoranza e provincialita’, ti chiede ogni volta che scendi in Italia: «ma chi te lo fare a stare dove stai? qui abbiamo il sole, le donne, il cibo, sei proprio un pazzo, non ti capisco!». La posizione iniziale non e’ sbagliata ma tendono solo a criticare le persone senza considerare i loro background, non si chiedono mai se magari agiscono in quel modo in Italia per sopravvivenza (specie quelli che stanno alla base delle piramidi, per i politici, purtroppo per loro, non c’e’ scusante che tiene!). In generale non critico piu’ di tanto queste persone, anzi sono molto d’accordo con loro specie quando non se la prendono col poveraccio di turno ma con i pezzi da 90.
  2. chi se la prende con i compatrioti italiani che incontra nella nazione dove risiede in quel momento, etichettandoli come sindromati, evitandoli come la peste, colleghi, perfetti sconosciuti, non ha importanza, si autoisolano per evitare di essere infettati dal morbo, si fanno vedere che sono integrati, come se dovessero provare qualcosa a qualcuno. E nello stesso tempo elegge tutti gli indigeni come superiori, piu’ educati, piu’ eruditi, PIU IN TUTTO’. In barba alla legge dei grandi numeri. Questi, a mio modo di vedere, sono quelli con cui vado meno d’accordo, spesse volte portano avanti discorsi interessanti ma, sara’ perche’ magari sembrano posseduti dalla superbia (notare che ho scritto sembrano non sono), mi cadono dal cuore quando esagerano, mi mettono un po’ di tristezza perche’ sono ad un passo dall’essere OK. Mi piacciono di piu’ le persone che cercano di mantenere un low profile.
  3. chi invece se la prende col lato diametralmente opposto: il paese dove vive e gli stranieri che lo abitano, e quindi e’ tutto un tripudio di miscelatori separati, critiche contro la cultura del bere, il vomito, il piscio, i condizionatori a palla anche durante l’estate inesistente di certi paesi del nord europa, delle donne che non si sanno vestire e che adottano attegiamenti succinti al pub, con le case che fanno schifo, i knackers, le gand band giovanili, l’assenza di cultura, l’architettura inesistente etc etc. Questi mi fanno solo pena, poveracci, non c’e’ tempo da perdere piu’ di tanto con loro, provare a fargli cambiare idea e’ un dovere e va fatto, ma fino ad un certo punto…
  4. In mezzo a tutto questo, e mi ci metto umilmente io, ci sono quelli che hanno la decenza di accettare i lati negativi e positivi del tutto. Chi e’ etichettato da quelli sopra come quelo che non prende posizione, il terrone  siculo che segue l’arte del quieto vivere e del vivi e lascia vivere. Di questo gruppo fanno parte quelli che criticano giustamente tutti quelli che criticano sbagliando a senso unico (le categorie sopra) e che poco dopo gli danno anche ragione se e’ il caso. Quelli che criticano chi non sa accettare le critiche e si comportano da bambini. Quelli che accettano altre culture, che sono adattabili ad ogni situazione, provano tutte le cucine, quelli che sanno di trovarsi ospite in un paese diverso, un paese con abitudini diverse, non necessariamente sbagliate, quelli che gioiscono e che sono eccitati di provare cose diverse, che magari non gradiranno, ma che almeno avranno la consapevolezza di  sapere di non essere chiusi in uno schema di pensiero. Chi non insulta nessuno ma esprime il proprio parere, rischiando a volte di essere pure taggato come minacciatore.

A volte membri delle suddette categorie posso ritrovarsi in una coppia, magari sposata o convivente, magari una coppia di stessa nazionalita’ o di nazionalita’ diversa, e la situazione si fa piu’ difficile, non ci sei solo tu con le tue idee, ma anche l’altra meta’, uno dei due la pensa differentemente dall’altro sul luogo dove vive all’estero ma anche sull’Italia, si esprime coi toni di cui sopra e vuole andare via, mentre l’altro vuole rimanere 🙂

Queste situazioni non sono facili, specie quando le posizioni sono quelle diametralmente opposte (punti 2 e 3 sopra), un po’ piu’ facili quando almeno uno dei due e’ in posizione 1 e l’altro sta tra 2 e 4.

In ogni caso un elemento del punto 4 nella coppia aiuta moltissimo 😛

Queste sfaccettature sono solo macro categorie, e tutti, chi piu’ chi meno rientriamo un po’ in tutte, con una tendenza a stare maggiormente in una delle aree, quindi c’e’ chi e’ piu’ radicale e chi un po’ meno in ogni area, c’e’ chi riesce ad incanalare la frustrazione di vedere il proprio paese andare a rotoli in maniera artistica/creativa, scrivendo blog, fotografando, facendo video, chi invece no e si accontenta solo di vivere e ogni tanto si ritrova in qualche dibattito con italiani e non riguardo l’italia e/o anche il posto dove si vive.

Federico Bonelli, un amico che vive ad Amsterdam e li ha messo su famiglia, ha deciso mesi fa di sfogare questo suo pensiero su questo video pubblicato su Vimeo e che qui riporto perche’ vale la pena di essere visto e capito nella sua crudezza:


“MA QUALE FUGA DEI CERVELLI QUESTA E’ LA RIVOLUZIONE DEL NON ESSERCI”
from Daniele Ciabattoni on Vimeo.

Saluti da Dublino, vi lascio con una scansione di un volantino che ho trovato poco fa nella cassetta della posta mentre tornavo a casa, questa si e’ civilta’, magari qualcuno non rischiera di saltare in aria a causa di un cucina  a casa malfunzionante….

Comments Posted in Dibattiti, Esperienze, Irlanda, italia
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Comments

  1. marco says:

    intende luftmensch, parola yiddish, che significa persona contemplativa (che vive di aria) e ch enon si interessa di questione pratiche…

  2. bacco1977 says:

    Originally Posted By antonio

    Visto che lavorate nello stesso ufficio mi sembra un po’ cretino che facciate botta e risposta via commenti sul blog, ma comunque…

    Ho il pilastro di fronte che non mi consente di vederlo.

  3. antonio says:

    Visto che lavorate nello stesso ufficio mi sembra un po’ cretino che facciate botta e risposta via commenti sul blog, ma comunque…

  4. pallotron says:

    Mica hai avuto conseguenze per questi due post?

    Non per i post dublinesi, ma per quelli italiani si.

  5. bacco1977 says:

    Esattamente. E ci mancherebbe. Io sono stato accusato di incoerenza perche’ ho cambiato alcune mie idee su molti argomenti, col tempo.
    Qui nessuno ti dava dell’incoerente.
    Io quando mi rileggo mi vergogno certe volte. Per questo quando sis crive, pure su un blog, bisogna fare attenzione.
    Mica hai avuto conseguenze per questi due post?
    Saluti e buon fine settimana

  6. pallotron says:

    Grazie del commento Antonio,

    Premettiamo che la classifica si voleva riferire a diversi atteggiamenti che gli expat hanno nei confronti della terra straniera in cui si vive, non dei colleghi, si parlava di cucina, cultura, delle lamentele che la gente fa su come si vive la vita qui etc., ma non di certo a come si tengono i rapporti lavorativi con colleghi. 😀

    fortunatamente le opinioni che si hanno delle persone e i propri atteggiamenti verso il prossimo e/o la societa’ in cui si vive possono cambiare negli anni. Incoerenza? No, e’ perche’ si capisce di aver sbagliato, come l’ho capito io nel passato anche in relazione a certi post che puoi trovare in questo blog se vai a ritroso.
    Anche i propri atteggiamenti verso gli altri possono cambiare, io considero questo blog anche un modo per fare “terapia” e non impazzire. 😀
    Mi piace rileggermi e capire cosa ho sbagliato.

    Comunque queste URL mi fanno ricordare che quando ti ho commentato in uno dei tuoi ultimi post pubblici in relazione al famoso anonimo collega, (quando ancora era pubblico il blog e tu non eri scomparso dalla blogosfera e non solo), mi ero preso la briga di dirti Antonio non mettere commenti diretti, te lo dico che l’ho fatto pentendomi nel passato (e link che hai postato ne sono la prova) perche’ e’ lo stesso errore che ho fatto io (e non sto a dirti le conseguenze che ho avuto in passato).

    Saluti.

  7. bacco1977 says:

    Ahhh! Sono stato indaffarato ultimamente e non ho potuto rispondere a questa perla di post.
    Belli i post sugli italiani all’estero. Ma questo e’ uno dei migliori.
    Nulla da dire sulla lista. Ovvio non e’ l’unica, se ne potrebbero fare a centinaia. Forse non e’ completa. Forse.
    Ovviamente in cima alla lista, al quarto livello : Pallotron, l’umile, il saggio, il sapiente.
    Analizziamo la tua umilta’ su qualche vecchio post:

    http://blog.angelofailla.com/2009/04/26/heading-to-seattle/
    “ma piu’ che altro per il fatto che l’anello di congiunzione tra me ed il team dei programmatori e’ un cinese incomprensibile e incompetente (o forse solo con la testa tra le nuvole), che dovrebbe rilasciarmi release piu’ o meno usabili e invece mi rilascia sterco di capra in salsa tonnata.”
    In questa momento di umilta’ offendi un collega definendolo incomprensibile ed incompetente.
    Molto umile eh!!!! Sia chiaro. LUi sa di essere incomprensibile. Glie lo dico sempre. Ma sara’ felice di sapere che tu lo consideri incompetente e lo scrivi pubblicamente.
    Perche’ non glie lo dici, con umilta’, domattina?

    Proseguiamo:

    http://blog.angelofailla.com/2009/03/23/non-faccio-la-babysitter/

    Questo post, molto umile, si commenta da solo. Sempre al quarto posto lo mettiamo.

    Sei certo di ricadere nella categoria 4? Io ne avrei altre 2/3 da aggiungere in cui ricadresti a fagiuolo.
    Salutiamo
    P.S. prima che cerchi citazione mie in giro, non perder tempo, io so di non essere umile, fortunatamente

  8. Martino says:

    “è solo all’estero che scoprono di avere qualcosa di particolare che li distingue dagli altri, un’italianità che gli “altri”, gli “stranieri” riconoscono subito e che è considerata una qualità e non solo un tic nervoso.”

    Potreste spiegarmi cosa si intende per italianità apprezzata all’estero?

  9. pallotron says:

    @tom: certamente che ci sono, non fare l’ingenuo!!!! 🙂

  10. Tom says:

    Ma tra tutti questi “Italiani all’estero” che amano mettersi in mostra…ce n’e’ uno che non abbia la solita faccia stereotipata da “kumunista”? Intendo uno che non abbia capelli lunghi e barba incolta, aria da intellettuale che ha la verita’ in pugno, ecc..
    Ma uno non dico vestito in giacca e cravatta, ma dico “normale”, “middle class” non c’e’?
    Altrimenti hai voglia a cercare di far capire qualcosa ad un paese conservatore come l’Italia…saranno sempre discorsi contro i mulini a vento.

    P.S. I “kumunisti” non vanno bene, cosi’ come i fasci…

  11. pallotron says:

    Grazie della segnalazione.

  12. TopGun says:

    molto interessante l’articolo di nfa e veramente grandi Ficarra e Picone su Falcone,Borsellino e Don Puglisi.

    sulle 4 categorie che individui, bhe Lyndon ne ha individuate molte di più.
    tu giustamente semplifichi.
    Io vedo parti di me nella 1, la 2 e la 4. la 3 assolutamente no. che essere sono? 😀

    il video sulla fuga dei cervelli, molto bello e amaro.
    mi resta nel cervello il pezzetto dal minuto 5 in poi, sull’interiorità della rivoluzione
    “partiamo da quello più vicino a noi, da noi stessi”.

    Bel post, spero non nascano polemiche sterili.

    1. pallotron says:

      @Topgun: beh tutti abbiamo elementi di ogni punto come scrissi 🙂

      1. TopGun says:

        yep 🙂

        comunque il video del ragazzo che vive ad Amsterdam, l’ho rivisto. ci sarebbe molto da discutere.
        lo tengo da parte con l’intento di ricondividerlo a settembre, quando tutti saremo di nuovo piazzati davanti ai nostri schermi.
        adesso non lo vedrebbero che in pochi.

  13. Filippo says:

    Il video e’ parecchio crudo, incazzato e a tratti quasi pieno di rancore, ma in gran parte condivisibile nel contenuto.
    Diciamoci la verita’: il nostro paese non e’ tutto tutto da buttare, benche’ la cosa che ci fa piu’ rabbia sia questa sensazione di “nave che affonda”. Nave che affonda e gente inerte e assuefatta, che tira a campare o che combatte stoicamente contro l’altra parte dell’Italia.
    La parte scura dei furbi, di quelli che si credono furbi e dei figli di buona donna. Sempre piu’ numerosi a quanto pare.

    E allora che fai? Continui a combattere? Resisti stoicamente? Te ne freghi e tiri a campare?
    O magari, alla prima buona occasione, quasi per caso come e’ capitato a me, ci provi -perche’ no- e parti, sperando che ti vada bene.

    Le categorie che descrivi sono dei buoni stereotipi, un po’ estremi forse ma abbastanza caratterizzanti dell’italiano all’estero.
    Per esempio, conosco persone che si lamentano di tutto quanto -qua in terra straniera- il cibo, la lingua, il tempo….dimenticando come stavano prima e come starebbero stati se non fossero partiti.

    La cosa piu’ interessante e’ quella che citi nell’articolo: il sentirsi italiani all’estero, il venire apprezzati qua piu’ che in patria.
    In fondo e’ un modo per “fare la rivoluzione” -come diceva il tuo amico nel video- anche da qua, nel nostro piccolo, come esempi viventi di “un altro modo di vivere e’ possibile”.

    Intanto rimane quando pensi all’Italia, la preoccupazione e la percezione, come ho detto prima, di “nave che affonda”. La speranza che le cose cambino. Non per noi, che in fondo abbiamo trovato la nostra dimensione di emigrati (compreso chi si lamenta, che evidentemente si lamentava sempre anche in patria), ma per gli altri, per chi e’ rimasto. Coraggioso o coglione, furbo o figlio di buona donna che sia, sara’ sempre in qualche modo legato a noi.

    Nota: Penso che l’articolo intendesse Luftmannschaft (letteralmente “la squadra aerea”) insomma il personale di bordo di un aereo (air crew). Credo si intenda qua chi e’ partito (volato) via. Letteralmente.

  14. pallotron says:

    @giobbe: io di tetesco non ne capisco niente quindi mi fido:D
    Per quanto riguarda il nazionalismo non so se lo definirei tale, magari meglio parlare di “fierezza di sentirsi italiano” che viene risporta all’estero? boh!

  15. giobbe says:

    Premesso che non sono contrario al contenuto del post,
    non capisco come Franco La Cecla abbia tirato fuori il titolo “Ecco gli italiani dai piedi leggeri” da un termine che non esiste “luftmenschafte”.

    Ovviamente questo è il quadro positivo, profondamente innovatore di questa compagine di nuovi europei, sono quello che George Steiner chiama “luftmenschafte”, uomini dai piedi leggeri, una definizione sprezzante con cui i nazisti appellavano gli ebrei e tutti i cosmopoliti.

    Italianizzando la cosa, forse intendeva dire, “Uomini dai piedi leggeri (Luft=aria, mensch=uomo) con le afte?”

    Sebbene lui parli di europa etc, nell’articolo ci vedo del nazionalismo velato… da cui e’ partita l’affermazione ironica. Ma probabilmente sono io che penso male?

    Alessandro

  16. pallotron says:

    Hey Ingmar, grazie del commento, anche a me il video ha colpito moltissimo per come finisce….

  17. Ingmar says:

    La lucidita’ della tua analisi mi affascina. L’articolo da cui hai tratto spunto fa riflettere senza dubbio, specie chi la situazione descritta la vive in prima persona, quindi la puo’ comprendere pienamente. Io vivo da migrante da piu’ di tre anni ormai e nonostante non abbia trovato la soddisfazione lavorativa, ho trovato la mia dimensione personale in una citta’ “disumana” come Londra. L’Italia, la Sicilia e ancor piu’ Catania sono ormai luoghi distanti e improbabili per me, non riuscirei piu’ a viverci e non ho interesse a farlo. Cio’ nonostante non posso evitare una forma di nostalgia, di luoghi e dettagli, che tende a crescere di anno in anno, immagino per via del mio personale modo di essere. Quindi si’, migrante, adeguatamente integrato ritengo, non piu’ italiano, ma men che meno inglese. Ragione piena a La Cecla quindi: europeo, o forse cittadino del mondo, portatore sano di un’anima ben definita, ma aperto al mondo intorno.
    A contorno aggiungerei un link, forse banale, ma che mi ha colpito incredibilmente nel suo sviluppo inaspettato.
    http://www.youtube.com/watch?v=JfniZux_-ls
    A presto, Ingmar