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Update: ma quanto e’ scarso il passaporto italiano?

Update: il passaporto mi e’ arrivato ieri. Un mese preciso!

Ho telefonato l’ambasciata la settimana scorsa per sapere se c’erano novita’ e vengo invitato ieri venerdi alle 11.
Alle 11 in punto mi sono presentato e un bel po’ di persone erano gia’ dentro ad aspettare, dietro gli sportelli la situazione era questa:

Nessuno dietro il vetro e impiegati dell’ambasciata che facevano avanti e indietro tra sportelli e scrivanie per sbrigare le pratiche. Mi chiedo perche’ non abbiano i terminali agli sportelli come in tutti gli uffici che servono il pubblico (poste, banche, etc). E’ logico che perdono tempo se devono fare ottomila viaggi avanti e indietro. Terminali agli sportelli e un po’ piu’ di organizzazione velocizzerebbe un bel po’.

Ad ogni modo, e’ un casino, non si capisce chi viene prima, chi viene dopo, etc. Ti viene dato un pizzino con su scritto un numero ma non si capisce a che numero si e’ arrivati, chi e’ il prossimo, e via dicendo; il carabiniere che, poveraccio, cerca di fare il suo mestiere, cercando di rassicurare la gente, certe volte di consolare, a volte anche a dare ragione, a chi si lamenta (me sottoscritto).

Gli impiegati stessi sono spesso nervosi, se ti avvicini allo sportello per chiedere come funziona il tutto vieni trattato con un po’ di sgarbo, ti viene riservato un tono di chi e’ evidentemente oberato di lavoro e ha lo stress a palla, spesso puo’ essere scambiato per semplice cattiveria, oppure per snobbismo, o per quello che in sicilia chiamiamo “spacchiamento”. In realta’ credo che sia solo il risultato dello stress che uno ottiene lavorando in un posto che (1) non ti piace e/o (2) e’ organizzato di merda.

Il carabiniere se ne esce dicendo che “Ah! Se questa fosse un’azienda privata questo non succederebbe…”
Vaglielo a spiegare che questo non c’entra una beneamata mazza… (si ci potrebbe scrivere un altro articolo apposito)

Prima di essere servito aspetto un’ora… molti rinunciano e se ne vanno (evidentemente non avevano robe troppo urgenti da sbrigare).
Nel frattempo ero in contatto coi miei colleghi, a cui esprimevo la mia frustrazione tramite iPhone 😀

Durante l’attesa mi sono un po’ guardato attorno: c’era l’americano che doveva ottenere un visto per andare in Italia, un tipo italiano sposato con una russa che non so quali cazzi burocratici aveva da sbrigare per il figlio, alcuni cinesi in fila per il visto che a stento parlavano inglese, degli irlandesi, tra cui una ragazza praticamente cittadina italiana per passaporto ma che non spiccicava una parola di italiano (il padre solo lo e’), e non so quale cazzo doveva sbrigare, che alla fine ha dovuto fare parlare suo padre al telefono con la tipa dietro lo sportello.

Li ho visti tutti li letteralmente basiti di fronte alla situazione, potevo sentire qualche “ridiculous”, qualche “it’s a shame” tra le loro chiacchere sottovoce; chi incrociava lo sguardo col mio esibiva il classico sorrisino del disprezzo, un po’ snobbista, come per dire “Che merda il tuo paese, ah! L’Italia, pizza, spaghetti e mandolino”… grazie, lo so, non me lo ricordare, hai anche ragione cazzo, come posso darti torto, pero’ in Italia c’e’ il sole, abbiamo le donne belle, il clima, il mare…….. ci sono anche tante persone che si spaccano il culetto, intanto pero’ un’ambasciata e’ la vetrina del paese… la prima vetrina… e che vetrina che mostriamo… 🙁

Una ragazza italiana (che doveva fare il foglio di viaggio causa furto portafoglio/documenti) si e’ sentita dire che il foglio vale per un giorno solo, addirittura forse anche per un solo volo (nemmeno gli impiegati erano sicuri, pensate voi!), mentre pareva che lei avesse prenotato due voli low cost per tornare in Italia via Londra, con una notte da passare a Londra. Pensate gli scleri… in Europa… ah, l’integrazione europea. Mi pare un po’ ingiusta sta cosa…

Non parliamo di quando ho dovuto pagare: io sono andato all’ambasciata con due carte da 50 euro.

Sono stato anche abbastanza cretino perche’ al telefono avrei dovuto chiedergli esattamente quanto costava l’intera operazione…
Il costo totale dell’operazione: 82.79 EUR… di soldi buttati.
Addirittura mi e’ stato chiesto di fare da me la differenza del resto perche’ non avevano la calcolatrice…

“Fa’ 17.21 di resto grazie…”. ”

E ma non ha due pezzi da 20? Sa non ho i il resto”

“NO, NON CE LI HO MI SPIACE” e faccio per girarmi cercando qualcuno che mi cambiasse i 50.

E dentro pensavo “CIOE’, VOI RICEVETE PAGAMENTI DOVETE GARANTIRE IL CASH COME IN UN NEGOZIO.”
Non so perche’ non gliel’ho detto, penso avrei dovuto.

E il nuovo passaporto? Mi hanno dato quello da 46 pagine, piu’ grande di quello che avevo prima.
Questo qui ha la fotografia in seconda pagina (invece che della terza di quello vecchio), non male! Si stanno avvicinando alla copertina! Dai su’ che ce la facciamo! su’! su’!:D

Ho anche un bell’adesivo applicato a pagina 1 dei visti, che recita: “tassa pagata per un anno fino al XX/YY/ZZ”. Tassa? In un passaporto? Non esiste al mondo un posto dove paghi una tassa annuale per il passaporto. L’adesivo per giunta e’ enorme, occupa mezza preziosissima pagina. Ogni hanno si prendono mezza pagina di visti per un adesivo… tanto per fare finire il libretto prima, che ovviamente equivale a piu’ soldi, perche’ devi tornare in quel luogo d’oblio per averne un altro. 😀

Me ne sono andato chiedendo per cortesia di far sapere al ministero degli esteri di questo problema della pagina della fotografia, non per me ma per tutti, e sono stato praticamente deriso dicendomi che loro non potevano fare granche’… ma come? un minimo di feedback al ministero? non avete delle riunioni mensili, semestrali, annuali?

Auguri Italia.

UPDATE #1: mi sono appena ricordato che il ministro degli esteri e’ tale Frattini. Annamo bene:

Ma quanto e’ scarso il passaporto Italiano?

Ebbene si, il passaporto italiano e tutta la burocrazia annessa e’ ridicola e ora vi spiego perche’.

Fast rewind ad un annetto circa.

Ennesimo viaggio a Seattle per lavoro, al controllo immigrati, l’ufficiale ammeregano di turno, con un modo soave e gentile, fa’ per passare il passaporto attraverso uno di questi dispositivi a strisciata che si vede in figura:

Il passaporto fece fatica a passare, e il soave e gentile ufficiale, invece di capire dove stava il problema ha deciso di utilizzare il famigerato Metodo Stravinskij, di cui potete ammirare una sua applicazione pratica da manuale qui:

L’ufficiale non era per niente ai livelli di Asbesto, cosicche’ ecco il risultato, passaporto danneggiato:

L’ho fatto notare all’ufficiale che mi ha risposto, col tono “molto cordiale” che lo contraddistingueva, che il passaporto italiano e’ il peggiore passaporto tra le nazioni occidentali, quasi alla pari con quello spagnolo. La qualita’ e’ scarsa, la pagina della fotografia non e’ nella copertina etc etc

Ho incassato in silenzio, rendendomi conto CHE IL TIPO AVEVA RAGIONE DA VENDERE
Dentro di me pensai “Grazie Italia!” ed un sentimento di rabbia ha iniziato a salire… accompagnato da un certo sarcasmo. Mi sono immaginato davanti al ministro degli affari esteri dell’epoca mentre lo riempivo di ridicolo e insulti davanti a tutti, in mezzo agli applausi dei miei connazionali.

Ormai noi italiani all’estero siamo abituati ad accollarci queste brutte figure regalateci dall’incompetenza di ci governa come quasi un fatto normale e ce lo lasciamo scrollare di dosso come niente fosse…

Ad ogni modo, ho tirato avanti cosi’ per altri viaggi, sono ritornato negli USA, sono andato in Australia, ed ho continuato ad avere problemi. Come avrete immaginato le prime due lettere del numero del passaporto (“AA”) sono state tagliate, il passaporto non viene piu’ letto dai dispositivi (sia a strascico che a scansione ottica OCR), e gli ufficiali sono costretti ad inserire il numero del passaporto usando la tastiera (capirai che sforzo!).

Comunque tutti mi dicono che la prossima volta non mi lasciano passare, che lo devo cambiare, etc…
In Australia ho aspettato tipo 5 minuti davanti al tipo che non sapeva cosa fare, ha chiamato il suo supervisore, sono stato messo in disparte e interrogato per una decina di minuti… Ho avuto gli stessi problemi al momento di lasciare il paese, o ai chioschi automatici per fare il check-in self-service (meno male che accettava quello di Katia che era intatto).

Ad ogni modo ritornato a Dublino, il 2 marzo, la prima cosa che ho fatto e’ stata andare all’ambasciata per richiederne uno nuovo. Scopro che per rinnovare il passaporto ci vogliono 30+ giorni! Grazie Italia!

Ieri ho chiamato al telefono l’ambasciata giusto per curiosita’, con la speranza che magari il mio passaporto sarebbe stato gia’ pronto…

“Ma non lo sa che ci vogliono una 30ina di giorni?” mi dicono.
Gli dico: “Scusi ma non possiamo fare un sollecito alla Questura di Catania? E’ piuttosto urgente. Devo partire il 9 per la California.”
Mi dicono: “Ma no! Ancora e’ presto! Senta chiami tra qualche giorno e vediamo se abbiamo ricevuto il NULLA OSTA dalla questura”.

Dentro di me penso: 30 GIORNI, PER UN NULLA OSTA. NEL 2011!!!! Con le possibilita’ tecnologiche che ci sono, nell’era in cui la comunicazione telematica sta cambiando il mondo, nemmeno “le buone intenzioni del super-eroe Brunetta” hanno potuto… Devo ancora aspettare 30 giorni, per dimostrare che io sono io, avendo fornito due fotografie DI ME MEDESIMO UGUALE ALLA FOTO DEL VECCHIO PASSAPORTO, una firma che e’ la stessa nel vecchio passaporto. Ma sti incompetenti non ce l’hanno un archivio TELEMATICO e CERTIFICATO per paragonare le nuove foto che fornisco e la firma che fornisco contro le copie certificate in loro possesso?

Sono circondato da colleghi, soprattuto Britannici, Irlandesi e Americani, che sono in grado di ottenere un nuovo passaporto in meno di 5-6 giorni… e io ne devo aspettare 30, ma che figura mi fa fare l’Italia?

Ora devo andare a Palo Alto (negli USA per l’ennesima volta) e sono stato costretto a far prenotare tutto alla mia azienda utilizzando ancora il vecchio passaporto ma lasciando la prenotazione aperta nel caso in cui mi si rilasci il nuovo passaporto…
Se non mi arriva il passaporto in tempo saro’ costretto a partire col vecchio, con la possibilita’ di essere rimandato indietro. Spero solo che alla immigrazione non tengono note 😛

Saluti

PS: si ho cambiato lavoro…. dovrei scrivere qualcosa in merito FORSE, NON LO SO. NON VI ASPETTATE NIENTE.

Grazie Italia.

He will be in the jailhouse ASAP :D

Pare che le cose vadano male per Toto’ “Vasa-Vasa” Cuffaro. Che alla fine si riesca a fare un po’ di giustizia in Italia, seppur con tante difficolta’ e lentezze?

Gli dedico questa canzone che gli sta a pennello! 😀

I had a friend named Bill Campbell he used to rob steal and gamble
And on the side he’d beg so he mopped up
I told him he shouldn’t do it and Campbell told me he knew it
So he started beggin’ with a bucket instead of a cup

He’s in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
He’s in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
Well Campbell fluffed his dove when he wore a tuxedo to the country club
He’s in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
[ guitar ]
I met his old gal Sadie she said have you seen Billy lately
I said I don’t believe that he’s about
She went down to the jail she went down to take him his mail
Then she whispered sheriff please don’t let him out

He’s in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
He’s in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
While Campbell’s put away Sadie’s with the sheriff everyday
He’s in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
[ guitar ]
Well I remember the last election the prohibitionists were in action
They’s tryin’ to elect themselves a president
Bill Canpbell and John Austin walked from New Orleans to Boston
And they’ve got a bottle in every settlement

They’re in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
They’re in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)
They were down at the railroad track stealin’ a train to haul it back
They’re in the jailhouse now (he’s in the jailhouse now)

Sull’emigrazione, sugli italiani all’estero, ed alcuni esempi.

Vi riporto questo articolo si Franco La Cecla, sul Sole 24, ore intitolato “Ecco gli italiani dai piedi leggeri”, e questo ottimo articolo di Michele Boldrin su noiseFromAmerika (un blog molto interessante, invito tutti a seguire) intitolato “L’emigrazione come scelta”.

Questi due articoli esprimono, molto meglio di quello che io posso fare con le mie scarse doti narrative, il sentimento che e’ comune a me e molti altri italiani espatriati all’estero:

C’è una nuova classe, apparentemente invisibile, che si sta formando da circa vent’anni, una classe che non fa parte della borghesia italiana, che non rientra nell’esercito di precari, né in quello dei raccomandati per famiglia, politica, censo e appartenenza. È una strana compagine di quarantenni, trentenni, ventenni che ha abbandonato l’Italia appena finiti gli studi, o addirittura durante gli studi, fulminata sulla via dell’Erasmus dalla scoperta che la vita all’estero, in Europa, poteva essere tre volte più interessante, facile, appassionante che in Italia

[…]

Allora stare in Europa è diventata anzitutto una forma di cura, un dirsi: ma no, ma no, il mondo non può essere così meschino, c’è merito, speranza, possibilità di trovare persone con cui costruire assonanze e con cui inventare, sperimentare, creare senza il peso di coloro che hanno sempre fatto sì che il mondo dovesse sembrare solo un circolo chiuso e vizioso.

Emiliano sta ancora a Barcellona, la situazione è cambiata, un po’ più difficile, oggi con la crisi, ma non ha la più vaga intenzione di tornare in Lombardia.
È lui però a dirmi che in realtà ha scoperto di essere italiano proprio a Barcellona. Perché, dice, gli italiani in Italia sono individualisti e non fanno quasi mai gioco di squadra, è solo all’estero che scoprono di avere qualcosa di particolare che li distingue dagli altri, un’italianità che gli “altri”, gli “stranieri” riconoscono subito e che è considerata una qualità e non solo un tic nervoso.

[…]

Essere europei significa mantenere una propria identità senza doverla confondere con un’appartenenza a una classe dirigente che in patria blocca i processi d’apertura e trasformazione.
Ovviamente questo è il quadro positivo, profondamente innovatore di questa compagine di nuovi europei, sono quello che George Steiner chiama “luftmenschafte”, uomini dai piedi leggeri, una definizione sprezzante con cui i nazisti appellavano gli ebrei e tutti i cosmopoliti. La parte tragica sta nel fatto che questo è il risultato di un’espulsione: per l’Italia si tratta della liquidazione di una potenziale classe dirigente di professionisti, pensatori, ricercatori, imprenditori.

[…]

Se questo sentimento di base e’ in genere condiviso da tutti, i modi di esternarli sono tuttavia generalmente molto ma molto diversi in base all’esperienza personale di ognuno ed anche in base alle sue doti caratteriali. Cosi’ i rancorosi si esternano come tali, i menefreghisti pure, i “vivi e lascia vivere” pure, poi ci sono i pragmatici, ma anche gli idioti, i mammoni , i razzisti, gli omofobi, etc. etc. etc.

C’e’ chi taglia i ponti con la casa madre nettamente, chi sprofonda in un sentimento di odio/amore, chi di tristezza, chi vuole tornare al piu’ presto perche’ non ce la fa’ a stare fuori, chi decide di non tornare piu’ direttamente, chi sfoga il proprio rapporto di odio/disprezzo per l’Italia di oggi nei modi piu’ differenti:

  1. chi se la prende con la gente in Italia a tutti i livelli, attribuendo a loro la causa di tutti i suoi problemi e quelli del paese, chi se la prende con un po’ tutti, dal piu’ sfigato dei proletari al politico di destra od opposizione, con chi, rimanendo nella sua ignoranza e provincialita’, ti chiede ogni volta che scendi in Italia: «ma chi te lo fare a stare dove stai? qui abbiamo il sole, le donne, il cibo, sei proprio un pazzo, non ti capisco!». La posizione iniziale non e’ sbagliata ma tendono solo a criticare le persone senza considerare i loro background, non si chiedono mai se magari agiscono in quel modo in Italia per sopravvivenza (specie quelli che stanno alla base delle piramidi, per i politici, purtroppo per loro, non c’e’ scusante che tiene!). In generale non critico piu’ di tanto queste persone, anzi sono molto d’accordo con loro specie quando non se la prendono col poveraccio di turno ma con i pezzi da 90.
  2. chi se la prende con i compatrioti italiani che incontra nella nazione dove risiede in quel momento, etichettandoli come sindromati, evitandoli come la peste, colleghi, perfetti sconosciuti, non ha importanza, si autoisolano per evitare di essere infettati dal morbo, si fanno vedere che sono integrati, come se dovessero provare qualcosa a qualcuno. E nello stesso tempo elegge tutti gli indigeni come superiori, piu’ educati, piu’ eruditi, PIU IN TUTTO’. In barba alla legge dei grandi numeri. Questi, a mio modo di vedere, sono quelli con cui vado meno d’accordo, spesse volte portano avanti discorsi interessanti ma, sara’ perche’ magari sembrano posseduti dalla superbia (notare che ho scritto sembrano non sono), mi cadono dal cuore quando esagerano, mi mettono un po’ di tristezza perche’ sono ad un passo dall’essere OK. Mi piacciono di piu’ le persone che cercano di mantenere un low profile.
  3. chi invece se la prende col lato diametralmente opposto: il paese dove vive e gli stranieri che lo abitano, e quindi e’ tutto un tripudio di miscelatori separati, critiche contro la cultura del bere, il vomito, il piscio, i condizionatori a palla anche durante l’estate inesistente di certi paesi del nord europa, delle donne che non si sanno vestire e che adottano attegiamenti succinti al pub, con le case che fanno schifo, i knackers, le gand band giovanili, l’assenza di cultura, l’architettura inesistente etc etc. Questi mi fanno solo pena, poveracci, non c’e’ tempo da perdere piu’ di tanto con loro, provare a fargli cambiare idea e’ un dovere e va fatto, ma fino ad un certo punto…
  4. In mezzo a tutto questo, e mi ci metto umilmente io, ci sono quelli che hanno la decenza di accettare i lati negativi e positivi del tutto. Chi e’ etichettato da quelli sopra come quelo che non prende posizione, il terrone  siculo che segue l’arte del quieto vivere e del vivi e lascia vivere. Di questo gruppo fanno parte quelli che criticano giustamente tutti quelli che criticano sbagliando a senso unico (le categorie sopra) e che poco dopo gli danno anche ragione se e’ il caso. Quelli che criticano chi non sa accettare le critiche e si comportano da bambini. Quelli che accettano altre culture, che sono adattabili ad ogni situazione, provano tutte le cucine, quelli che sanno di trovarsi ospite in un paese diverso, un paese con abitudini diverse, non necessariamente sbagliate, quelli che gioiscono e che sono eccitati di provare cose diverse, che magari non gradiranno, ma che almeno avranno la consapevolezza di  sapere di non essere chiusi in uno schema di pensiero. Chi non insulta nessuno ma esprime il proprio parere, rischiando a volte di essere pure taggato come minacciatore.

A volte membri delle suddette categorie posso ritrovarsi in una coppia, magari sposata o convivente, magari una coppia di stessa nazionalita’ o di nazionalita’ diversa, e la situazione si fa piu’ difficile, non ci sei solo tu con le tue idee, ma anche l’altra meta’, uno dei due la pensa differentemente dall’altro sul luogo dove vive all’estero ma anche sull’Italia, si esprime coi toni di cui sopra e vuole andare via, mentre l’altro vuole rimanere 🙂

Queste situazioni non sono facili, specie quando le posizioni sono quelle diametralmente opposte (punti 2 e 3 sopra), un po’ piu’ facili quando almeno uno dei due e’ in posizione 1 e l’altro sta tra 2 e 4.

In ogni caso un elemento del punto 4 nella coppia aiuta moltissimo 😛

Queste sfaccettature sono solo macro categorie, e tutti, chi piu’ chi meno rientriamo un po’ in tutte, con una tendenza a stare maggiormente in una delle aree, quindi c’e’ chi e’ piu’ radicale e chi un po’ meno in ogni area, c’e’ chi riesce ad incanalare la frustrazione di vedere il proprio paese andare a rotoli in maniera artistica/creativa, scrivendo blog, fotografando, facendo video, chi invece no e si accontenta solo di vivere e ogni tanto si ritrova in qualche dibattito con italiani e non riguardo l’italia e/o anche il posto dove si vive.

Federico Bonelli, un amico che vive ad Amsterdam e li ha messo su famiglia, ha deciso mesi fa di sfogare questo suo pensiero su questo video pubblicato su Vimeo e che qui riporto perche’ vale la pena di essere visto e capito nella sua crudezza:


“MA QUALE FUGA DEI CERVELLI QUESTA E’ LA RIVOLUZIONE DEL NON ESSERCI”
from Daniele Ciabattoni on Vimeo.

Saluti da Dublino, vi lascio con una scansione di un volantino che ho trovato poco fa nella cassetta della posta mentre tornavo a casa, questa si e’ civilta’, magari qualcuno non rischiera di saltare in aria a causa di un cucina  a casa malfunzionante….

Sul matrimonio e impressioni sull’ultimo rientro in Italia

Dublin, 2 e anni ed 1 mese.

Post che va’ molto sul personale quest’oggi, con qualche spunto informativo per i lettori sposati od in procinto di sposarsi 🙂

Intanto vi dico che sono ancora vivo, giusto per rassicuravi.

Ogni tanto emergo dalla mia bat caverna fatta di chimici fotografici (ieri ho sviluppato il mio primo rullino medio formato scattato con la Holga), di computer, di lavoro da casa, di semplice fancazzismo informatico, fotografico o cinematografico. Insomma di tutto quello che e’ qualcosa-fico.

Da quando uso facebook devo dire che l’attivita’ blogghiana e’ limitata a quando sento il bisogno di articolare in maniera piu’ prolissa i miei pensieri, per tutto il resto posto molto su facebook, specie in tutti quei momenti in cui mi sento che devo sputtanare il nostro beneamato paese con le persone che vi vivono, oppure per pubblicare alcune robe di fotografia, giusto per un discorso di maggiore di visibilita’ e perche’ ormai pare di capire che il mondo e’ su facebook, percio’ se vuoi essere letto devi postare li prima, magari rimandando qui 😛

Settimana scorsa sono stato in Sicilia con Katia per 1 settimana per aiutarla nella burocrazia del matrimonio. Si. Avete capito bene, io e Katia ci sposiamo il 15 Maggio!

Come tutti gli uomini non mi ritrovo molto nell’atto di organizzare un matrimonio, non perche’ non sia contento di sposarmi ma piu’ che altro perche’ si sa’ queste cose vanno lasciate alle donne che in fatto di gusti e prassi matrimoniali ne sanno di piu’, cosi’ faccio quello che posso per aiutare.

Siamo stati dal fioraio, alla prova del menu’ al locale, dal fotografo, a fare la promessa di matrimonio al comune, con mia cugina Betty per discutere di segna posti, tablot, etc. Siamo andati per le bomboniere etc etc . Credo di aver guidato qualcosa come 1200km fra Catania, Palazzolo Acreide, Noto, Siracusa, Porto palo di capo Passero, per consegnare personalmente le partecipazioni e per sbrigare le varie burocrazie.

Ho anche preparato un sito, http://www.angeloandkatia.com/, in cui ho intenzione di postare una specie di Diario pre, durante e post matrimonio (soprattutto il diario del viaggio di nozze).

Siamo ancora indecisi se scegliere tra comunione o separazione dei beni e mi chiedevo se questa decisione fatta in Italia abbia qualche riscontro per chi come noi andra’ a stare in Irlanda. C’e’ chi mi dice che convenga la separazione dei beni specie se si hanno attivita’ commerciali, cosa che noi non abbiamo. Direttore: ne sai qualcosa a questa scelta e a come si rapporta con il modulo Assessable Spouse Election Form che dovremmo compilare in Irlanda?

Per chi ha intenzione o sta per sposarsi e andra’ a vivedere in Irlanda consiglio di dare un occhio a citizensinformation.ie (io stavo leggendo qui.), interessanti letture soprattutto sotto il profilo fiscale.

A parte i preparitivi in se, ho scoperto quanto i matrimoni sono fatti per salassarti la carta di credito. Fortunatamente il paese in cui vivo ora mi da’ l’opportunita’ di permettermi questo matrimonio senza pesare nemmeno un euro sulle tasche dei miei genitori.

Abbiamo deciso di sposarci secondo il rito civile, per diversi motivi: quello piu’ importante e’ che io non sono credente ne’ praticamente e mi sembrava un atto di coerenza andare al comune. Un altro che io non voglio dare soldi alla chiesa, come se non ne avessero!!! Un altro ancora e’ che io non posso reggere i discorsi dei preti che celebrano i matrimoni (pur ammettendo che ci sono preti cazzutissimi al mondo!).

I preparativi non sono stati esenti da intoppi, e non potevamo mancare di assaggiare un po’ di sana e dovuta “politica e burocrazia italiana”!

Come ad esempio la telefonata dell’ultim’ora da parte di un impiegato del comune: «Mi dispiace ma la sala degli specchi che avevate regolarmente prenotato non puo’ essere messa a disposizione. Sa’ c’e’ la festa della infiorata, e l’azienda privata che ha in gestione la sala non e’ d’accordo, ha venduto biglietti cumulativi e la gente che ha pagato deve visitare la sala!».

Poco importa se eravamo stati inseriti in calendario prima di loro. Poco importa aver speso centinaia di Euro per la stampa degli inviti recanti il luogo della cerimonia. Poco importa essere dalla parte della ragione. Poco importa che un matrimonio di rito civile duri si e no 15 minuti. Noi siamo poveri cittadini, loro sono la cosa pubblica, pensano di poter fare quello che vogliono passandola sempre liscia. E visto quello che sta accadendo in questi giorni non mi sono meravigliato piu’ di tanto.

Non ci sara’ viaggio di nozze dopo il matrimonio, solo 3 gg a Vienna, poi ritorno a Dublino per lavorare, cerco di organizzare un viaggio di 4 settimane in New Zealand per Gennaio dell’anno prossimo. 🙂

Magari ci faccio entrare anche qualche partita del Mondiale di Rugby 😛

La cosa che contraddistingue chi ritorna in patria dopo lunghe permanenze all’estero e’ la capacita’ di notare le differenze in maniera molto piu’ oggettiva rispetto a chi in Italia ci risiede. La scorsa settimana ero in Italia per sbrigare alcune formalita’ e burocrazie varie relative al nostro matrimonio.

Sono sceso giu’ con un volo Aerlingus per Roma, seguito da 6 ore di attesa per prendere il secondo volo Windjet per Catania. La lunga permanenza a Fiumicino mi ha dato la possibilita’ di girare per l’aeroporto alla ricerca di una spina elettrica a cui poter attaccare il mio netbook.

Questa camminata per i terminal mi ha dato modo di dare un occhio allo stato dell’aeroporto. Sporco. Impossibile paragonare l’aerporto di Dublino con quello di Roma.

La stessa impressione di sporco l’ho avuta nella mia citta’

A Catania tuttavia ho potuto notare qualche miglioramento sulla viabilita’ soprattuto vicino alla zona dove vivono i miei. Miglioramenti anche in tema di autostrade, si puo’ andare ora diritti da Messina fino a Rosolini in autostrada: ci sono voluti un paio di morti bianche, 30 anni di scandali per avere questa autostrada completata. E per giunta il tratto Cassibile-Noto e’ scandaloso, con l’asfalto molto ondulato (quindi pericoloso), e i tunnel nei pressi di lentini bellissimi, ampissimi, di cui sono rimasto molto contento, ma con una ridicola velocita’ massima di 80 km/h, chissa’ come mai! 😛